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Brasile, allarme per gli indigeni sempre più minacciati dal Coronavirus

Nello Stato del Mato Grosso do Sul il Governo di Bolsonaro ha vietato il lavoro di una équipe di Medici senza frontiere che portava aiuti umanitari ai nativi di sette villaggi dove si registra un collasso sanitario. E cresce la preoccupazione per le tribù incontattate.


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(Foto sopra di G.Miranda/Funai/Survival: indiani incontattati avvistati durante un volo di ricognizione del governo brasiliano sopra l’ Amazzonia nello stato di Acre, vicino al confine peruviano, maggio 2008).

ln tempo di pandemia la situazione delle comunità native in Brasile è sempre più difficile. Nello Stato del Mato Grosso do Sul, cinquemila indigeni di sette villaggi di una comunità vivono una in una condizione di drammatica precarietà a causa della diffusione del Covid-19. Eppure, il Governo di Bolsonaro ha proibito in queste zone il lavoro di una squadra dell’ organizzazione Medici senza frontiere, in aiuto alle popolazioni native. La denuncia è arrivata dalla Ong Articulacion de los Pueblos Indigenas de Brasil (Apib), che ha spiegato come queste comunità native abbiano subìto un’ allarmante impennata dei contagi, aumentati del 580% solo in un mese. A luglio il presidente Bolsonaro ha posto il veto alla legge che imponeva l’ obbligo al Governo di prestare assistenza sanitaria alle comunità indigene maggiormente vulnerabili al Coronavirus. Ma nei giorni scorsi il Congresso ha revocato il decreto presidenziale. 

Tra le popolazioni indigene il numero dei morti per Covid continua a crescere e il rischio è molto elevato per le tribù incontattate, particolarmente vulnerabili alle malattie come l’ influenza e i virus respiratori per i quali non hanno sviluppato le difese immunitarie e che già in passato sono stati responsabili dello sterminio di molte comunità. La Ong Survival International ha lanciato l’ allarme per la sopravvivenza di una tribù incontattata nell’ Amazzonia brasiliana, nello Stato di Acre: dieci indigeni incontattati sono entrati all’ interno di una comunità nativa. Si tratta di uomini, donne e bambini, che non avevano mai prima d’ ora avuto alcuna forma di contatto con altri gruppi e comunità esterne e si pensa che possano essere stati spinti a questo passo dalla presenza di invasori che li minacciano nel loro territorio.

«La notizia di questo recente contatto è estremamente preoccupante perché c’ è una reale possibilità che il gruppo abbia contratto l’ influenza e la possa diffondere tra le vicine comunità incontattate», ha dichiarato la direttrice del Dipartimento ricerca e advocacy di Survival International Fiona Watson. «Questo incontro evidenzia l’ urgenza di riaprire le postazioni sul campo del FUNAI (l’ ente governativo brasliano che si occupa dei nativi) equipaggiandole al meglio per proteggere le tribù incontattate. È fondamentale anche lavorare con il SESAI (il segretariato sanitario indigeno) per sviluppare procedure adeguate e garantire che nell’ area ci siano équipe di medici esperti nel trattare e contenere le ondate di influenza e coronavirus tra le comunità che vivono vicino alle tribù incontattate». Negli ultimi anni sempre più spesso si registrano avvistamenti di tribù incontattate che si avvicinano ad altre comunità, costrette a modificare il loro stile di vita dalle attività predatorie di agricoltori, allevatori, cercatori d’ oro e taglialegna che usurpano i loro territori, esponendo gli indigeni al rischio di violenze e malattie.

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