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Borsellino: «La mafia occupa i piani alti dello Stato»

“Contro la mafia non stiamo zitti!”. Questo il titolo della serata organizzata dalla Carovana Antimafia Ovest Milano ad Abbiategrasso, col patrocinio del Comune e l'adesione di numerose associazioni del territorio. Oltre al fratello del magistrato ucciso, sono intervenuti il Gip Giuseppe Gennari, David Gentili, presidente della Commissione Consiliare Antimafia, Don Virginio Colmegna, della Fondazione Casa della Carità e Gianpiero Sebri, della Carovana.


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"La mafia è il peccato originale della nostra Italia e occupa i piani alti dello Stato": le parole di Salvatore Borsellino risuonano solenni nel grande salone dell'ex convento dell'Annunciata di Abbiategrasso, cittadina immersa nel Parco del Ticino a 15 km da Milano.

Affreschi, ampie volte, le colonne illuminate del chiostro: il 27 febbraio la sacralità intrinseca del luogo aiuta a soppesare ogni parola pronunciata dai relatori dell'incontro pubblico 'Contro la mafia non stiamo zitti!' organizzato dalla Carovana Antimafia Ovest Milano col patrocinio del Comune e l'adesione di numerose associazioni del territorio.

Ospiti della serata, oltre al fratello del magistrato Paolo ucciso da Cosa Nostra nel 1992, il Gip Giuseppe Gennari, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, David Gentili, presidente della Commissione consiliare Antimafia e don Virginio Colmegna, della Fondazione Casa della Carità del capoluogo lombardo. Introduce il dibattito, moderato dal giornalista Luciano Scalettari, Gianpiero Sebri della Carovana.

Sebri pronuncia i nomi delle famiglie di 'ndrangheta residenti nel territorio: Barbaro, Papalia, Morabito, Di Grillo, Mancuso, Musitano. I capostipiti arrivarono al Nord, nel magentino e abbiatense, a partire dagli anni '70 con il provvedimento del soggiorno obbligato, i figli e nipoti tutt'oggi riempiono le pagine dei giornali con le notizie dei continui arresti.

E il motivo, come spiegherà ciascun relatore, è sempre lo stesso: racket, usura, traffico di sostanze stupefacenti, riciclaggio di denaro sporco proveniente da illeciti in edilizia e gioco d'azzardo, collusione con la politica e con le pubbliche amministrazioni. Ultimo caso eclatante: Sedriano, primo comune lombardo sciolto per mafia lo scorso ottobre.

Una piaga per il territorio, quella dell'infiltrazione della criminalità organizzata di origine calabrese, talmente radicata da aver coinvolto l'intera società.

David Gentili cita l'esempio di Carlo Antonio Chiriaco, ex direttore della Asl di Pavia condannato per mafia in primo grado nel dicembre 2012 all'interno del maxi processo Infinito assieme a Pino Neri, l'avvocato tributarista laureato in giurisprudenza con una tesi sulla 'ndrangheta e arrestato nel 2010 dalla procura di Milano e Reggio Calabria assieme ad altri trecento affiliati. Due insospettabili, il direttore sanitario e il legale. Due professionisti al servizio delle cosche. Celebre il summit svoltosi al circolo Arci Falcone e Borsellino di Paderno Dugnano. Al centro della scena Pino Neri, attorno a lui gli esponenti delle famiglie mafiose trapiantate in Lombardia intente a spartirsi il potere dopo l'uccisione nel 2008 di compare Carmelo Novella, il cosiddetto 'boss secessonista'. Le immagini registrate dagli inquirenti parlano da sole.

Ma se le immagini che ritraggono i mafiosi all'opera, grazie al lavoro di magistrati e forze dell'ordine, hanno raggiunto un numero consistente, a mancare al Nord sono le denunce dei cittadini: "L'omertà in Lombardia ha raggiunto livelli quasi superiori a quelli di regioni del sud comunemente considerate mafiose - afferma il Gip Gennari, autore del libro 'Le fondamenta della città' (Mondadori) - ad esempio in una recente indagine sui venditori ambulanti di panini, quelli che si mettono a bordo delle strade o subito fuori dai locali notturni, è emerso che tutti o quasi pagano il pizzo e pochissimi hanno il coraggio di denunciare".

Salvatore Borsellino, costretto a casa da una forte influenza, segue l'intero incontro tramite collegamento video. Lui il nord lo conosce bene, si è trasferito qui poco dopo gli studi superiori. Ma conosce molto da vicino anche la Trattativa Stato-mafia, i giochi di potere e le macchinazioni politiche che hanno portato al rallentamento del processo e all'isolamento a Palermo dal pm Antonino Di Matteo, a cui la Carovana ha dedicato la serata.

Al termine del suo intervento la platea esplode in un applauso sincero e Salvatore commosso ringrazia: "La lotta alla criminalità organizzata è affare quotidiano che va oltre alla mera commemorazione delle stragi: grazie Carovana, e voi tutti cittadini dovete stare al fianco di queste persone preziose che si spendono per estinguere il male mafioso".

Un male che nasce anche come devianza giovanile e attrazione ai facili guadagni, spiega don Colmegna. Il prete ama definirsi "un cattolico illegale, perchè se illegale è dare un piatto caldo a quelli che chiamiamo clandestini, uomini donne e bambini, allora noi portatori di umanità siamo tutti clandestini illegali".

Dal pubblico interviene a sorpresa Don Aniello Manganiello, in visita al Nord per parlare alle scuole milanesi di ciò che accade a Napoli e Scampia, terra dilaniata dalla camorra in cui compie la sua concreta opera di evangelizzazione. La serata è conclusa, l'ex convento dell'Annunciata colmo di gente pian piano si svuota: i ragazzi delle scuole seduti per terra, tutte le sedie occupate dagli adulti che probabilmente hanno recepito ancora di più l'urgenza al Nord di parlare di mafia.

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