Immagine pezzo principale

Bergoglio e quei 92 chili al mese

Sul Papa si pubblica di tutto. Ogni mese 92 chili di libri ci raccontano chi è e cosa fa papa Francesco. Del fenomeno Bergoglio discutono Alberto Melloni e Aldo Grasso a Torino Spiritualità.


Pubblicità

Abbiamo imparato a conoscerlo attraverso tanti piccoli gesti semplici, ma al tempo stesso rivoluzionari: uno stile informale, una grande umanità e sensibilità nell’ affrontare i temi che più angosciano la nostra società, dalla crisi all’ accoglienza degli immigrati alla disgregazione della famiglia. A più di un anno dalla proclamazione dal balcone di San Pietro, come è cambiata la Chiesa sotto la guida di Jorge Mario Bergoglio? Chi è questo “papa parroco” che si indirizza direttamente al cuore?   Di parole ne sono già state spese molte, ma la risposta è tutta ancora da costruire, nonostante i 92 chili di libri che vengono pubblicati su di lui ogni mese. È attorno a questa figura di rottura con la precedente tradizione che nella terza giornata di Torino Spiritualità (www.torinospiritualita.org) si è sviluppato il dialogo tra Alberto Melloni, professore ordinario di Storia del cristianesimo all’ Università di Modena e Reggio Emilia, e Aldo Grasso, editorialista del Corriere della Sera e docente di Storia della radio e della televisione italiana alla Cattolica di Milano. Con una premessa: anche i media hanno contribuito a creare l’ icona della “star” Francesco. Tra chi l’ ha additata più che altro come un’ operazione di marketing e chi ha accolto con entusiasmo una nuova immagine del pontificato, resta l’ interesse nei confronti di un cambio di passo lungamente atteso, che ha aperto una nuova stagione in cui si sono rovesciati tutti i malesseri che la Chiesa covava.  
«Non fa citazioni, anche quando parla della Bibbia parafrasa. Ha portato con sé un senso evangelico molto forte, che si manifesta attraverso una sobrietà mai vista prima. Non ha paura di limitarsi al Vangelo – spiega Melloni –. Proprio per questo la sua figura affascina ma si fatica anche a comprenderne fino in fondo la portata, enfatizzando aspetti tutt’ altro che importanti». Una reticenza che si incontra soprattutto all’ interno della comunità cattolica: «In molti non riescono ad afferrare il senso di Francesco perché non è un modello di contenuto dottrinale, ma un modo di vivere la spiritualità molto più naturale e al tempo stesso molto netto nel differenziarsi da una certa impostazione che la Chiesa ha avuto finora».
Continua Grasso: «Bergoglio sceglie di stare in mezzo agli altri, farsi testimone del presente. La sua cifra è un mix di carisma e informalità: quasi un ossimoro questo duplice atteggiamento che spiazza e incuriosisce e che ai media interessa raccontare tanto quanto a lui non interessano i media. La televisione, così come i tweet e i selfie, non sono che un modo come un altro per raggiungere la sua gente: comunica attraverso di essi ma si ribella alle logiche del circo mediatico». Addio, quindi, al modello iconico che Giovanni Paolo II aveva contribuito a creare con l’ istituzione del Centro Televisivo Vaticano con il compito di documentare tutti gli atti pubblici – e talvolta anche privati – del pontefice, i viaggi, gli incontri con i grandi della terra. «Con Francesco è come se tutto questo fosse crollato – sottolinea l’ editorialista – Non sappiamo quello che accadrà ora, soltanto che quello che gli interessa è il contatto fisico, dopo secoli di distanza riverenziale tra il papa e i fedeli».  
Un modello di vita spirituale difficile da accettare e interpretare per la maggior parte dei vescovi, molto di meno dai parroci. «Francesco propone con calma ma risolutezza una riforma della cattolicità – conclude Melloni –, perché la Chiesa non sia una sorta di autovelox della morale, ma un ospedale da campo per tutti quelli che sono stati tentati dal peccato».

Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo