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Auguri a Massimo Ranieri che compie 70 anni

Il grande interprete napoletano è nato il 3 maggio 1951. In questa intervista che rilasciò nel 2015 a Famiglia cristiana ripercorre la sua infanzia e i suoi esordi. E ricorda la canzone che scrisse per papa Francesco


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Negli studi milanesi di Mauro Pagani, riecheggia una voce: «Tenimmoce accussì, anema e core. Nun ce
lassammo cchiù, manco pe’ n’ ora...». L’ effetto è terribile. Eppure quella voce è di Massimo Ranieri. No,
non è diventato improvvisamente stonato. Solo si diverte a imitare Pasquale, l’ unico tra i suoi sette fratelli
e sorelle che non sa cantare. «Vive in Olanda. Ogni volta che ci sentiamo al telefono ci prova e io lo blocco: “No, Pascà, per favore...”». E la memoria torna subito agli anni ’ 50 quando Massimo Ranieri si chiamava ancora Giovanni Calone e, ancora bambino, cantava nei ristoranti di Napoli: «Giravo con un piattino per raccogliere le offerte. Ogni tanto non mi andava, ma lo facevo lo stesso perché ero l’ unico tra i miei amici a non sapere nuotare e loro per scherzare mi buttavano sempre a mare. Ho imparato a nuotare solo a 43 anni». Quelle canzoni che «sentivo cantare da mio padre, da mia madre, o per strada» sono diventate il suo nuovo disco, Malìa: undici gioielli della tradizione napoletana, resi ancora più preziosi da inediti arrangiamenti jazz. «Alcune, come Resta cu’ mme o Tu vuò fa’ l’ americano sono famosissime, ma la maggior parte sono state quasi dimenticate, anche da noi napoletani. E invece sono di una bellezza ammaliante, come suggerisce il titolo del disco. Penso per esempio a Doce doce, che ha scritto Fred Bongusto, un non napoletano come Domenico Modugno. Io stesso l’ avevo dimenticata: l’ ho riscoperta ascoltando centinaia di canzoni per questo disco. Fred è da tanto che non si fa vedere in giro. È una persona deliziosa, dolce come la sua canzone».
 La parola “malìa” ha due significati: incantesimo e seduzione. Quale si adatta di più a questo disco?
«Senza dubbio seduzione. Questo è un album da ascoltare seduti comodi su un divano, come si faceva una volta. E poi è una parola che mi piace, perché non la sento più da tanto tempo, a causa della nostra vita frenetica. Una volta dalle mie parti si diceva: “Questo guaglione è un ammaliatore”, per riferirsi a qualcuno che potevi restare ore ad ascoltare. Pochi giorni fa ero su un aereo, circondato da coppie: fidanzati, sposi, chi lo sa. Quel che so è che per tutto il viaggio li ho visti sempre con gli occhi sui loro cellulari. Come si fa a sedurre o a lasciarsi sedurre così?».
Torniamo alla tua infanzia a Napoli: padre operaio all’ Italsider, madre casalinga, otto figli: quattro maschi e quattro femmine. Com’ è stato crescere in una famiglia così?
«È stata dura, ma ce l’ abbiamo fatta perché siamo sempre stati molto uniti. Tutti abbiamo sempre lavorato. C’ era chi portava a casa un pezzo di pane, chi un po’ di caffè, chi il sale, chi il pepe, chi lo zucchero, chi la pasta. E la sera si riusciva a mangiare».
I suoi idoli all’ epoca erano Sergio Bruni e Roberto Murolo. Quando li ha conosciuti la prima volta?
«A 12 anni feci una tournée di un mese con Murolo in America. Aprivo lo show con due o tre canzoni. Poi continuava lui e io gli portavo la giacca in scena: un grande onore per me. In quel periodo avevo già una voce potente, ma ancora da bambino. Poi, in breve tempo, è cambiato tutto».
Questa estate le repliche di Sogno o son desto, il suo ultimo varietà per Rai 1, sono andate benissimo. Ci sarà una nuova edizione?
«Sì, dal 16 gennaio del prossimo anno. Quattro puntate».
Canterà anche qualche canzone di questo suo ultimo disco?
«Non qualche. Le farò tutte, e mi farò accompagnare dai cinque fantastici musicisti che hanno suonato con me. E poi le porteremo in tour».
Lei recita, canta, balla in Tv, al cinema, in teatro. Cosa vorrebbe fare ancora?
«Vorrei fare un intero mese di vacanza. Dopo 50 anni di lavoro, penso di meritarmelo… Scherzo, non ci riuscirei perché dentro di me continuo a considerarmi un giovane allievo: spero sempre che qualcuno venga a insegnarmi qualcosa che non conosco. Come è capitato anche con questo disco. Io non ho affatto una formazione jazzistica e confesso che all’ inizio delle registrazioni ero un po’ intimorito. Entravo in studio, i musicisti iniziavanoa suonare e io chiedevo a Mauro Pagani, il produttore: “Ma quando tocca a me?”. Poi, però, quando finalmentecantavo mi sembrava di entrare in un mondo sconosciuto e meraviglioso».
Nel 2013 ha inciso Come puoi, una canzone dedicata a papa Francesco che è stata eseguita durante la Giornata
mondiale della Gioventù a Rio. La fede l’ ha accompagnata sempre nel corso della sua vita?
«Vengo da una famiglia cattolica e la fede è sempre stata un pilastro per me. La fede ti aiuta a vivere meglio,con più forza, più coraggio e meno arroganza».
Perché con meno arroganza?
«Se credi davvero, non puoi essere arrogante. Se credi che ci sia qualcuno infinitamente più grande di te, sarai sempre propenso a schierarti con chi è più debole». -
 

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Massimo Ranieri duetta con Tiziano Ferro
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