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Assegno unico, novanta giorni ancora cruciali

Ecco tutte le sfide che attendono i legislatori per arrivare entro luglio a mettere in pratica il sussidio mensile per chi ha figli. Una misura finalmente divenuta universale


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Nessuna sorpresa, per fortuna: martedì 30 marzo 2021 il Senato ha approvato la Legge delega sull’ assegno unico per i figli – con una sostanziale unanimità: 227 sì, 4 astenuti, nessun contrario - , affidando al Governo il compito di presentare tutti i necessari decreti attuativi, per avviare l’ erogazione dei primi assegni a partire dal 1 luglio 2021. Un vero e proprio sprint, una grande sfida, per i tempi di legiferazione del nostro sistema politico-burocratico. Basti pensare che il Governo Conte 2 avrebbe dovuto approvare 792 decreti attuativi, e alla sua caduta ne aveva approvati solo il 32% (253 approvati, 539 rimandati all’ approvazione del Governo Draghi).

Questo sarà quindi il primo grande banco di prova, per verificare che si sta davvero passando dalle parole ai fatti: riuscire a produrre tutti i necessari decreti attuativi, approvarli in tempo utile, e soprattutto impedire che nelle pieghe dei decreti attuativi si nascondano difetti o imprecisioni più o meno intenzionali (eventualità tutt’ altro che remota, come la “vicenda esodati” ha tristemente evidenziato, non unico recente esempio di imprecisione regolativa).

In effetti la sfida più importante dei decreti attuativi – ed è il secondo punto di attenzione su cui la pubblica opinione e le famiglie dovranno attentamente vigilare – sarà la riorganizzazione in un unico strumento di tutte le risorse finora impegnate in interventi e prestazioni di natura molto diversa, dall’ ormai consolidato e ampiamente diffuso assegno al nucleo familiare per lavoratori dipendenti fino ai vari bonus bebé e infanziaa termine e molto selettivi. Qui la clausola di salvaguardia è elemento decisivo – ma non facile da garantire -, perché l’ impegno a far sì che nessuna famiglia venga penalizzata da questa nuova riforma esigerà regole e meccanismi non semplici. L’ impegno politico c’ è – ma che si sappia tradurre in meccanismi efficaci è tutto da verificare.

Il terzo elemento da monitorare, collegato al precedente, è la portata complessiva della misura, vale a dire il suo finanziamento complessivo (che deriva proprio dall’ operazione di riunificazione e semplificazione), e di conseguenza il possibile valore dell’ assegno per ogni famiglia. La stima di 20 miliardi è oggettivamente impegnativa, ed è un grande risultato – già solo nel 2015 nessun politico e nessuna associazione avrebbe osato chiedere, realisticamente, 20 miliardi per le politiche familiari! –, ma la platea è molto ampia: sono circa 10 milioni, i minori di 18 anni (ma l’ assegno andrà in molti casi fino a 21 anni, e anche oltre in caso di disabilità), e non tutti potranno percepire un assegno congruo. Erogando 3.000 euro annui (i 250 euro al mese già annunciati) si raggiungerebbero poco più della metà della popolazione 0-21 anni. In questo ambito la gradualità sulla base ISEE diventa decisiva (purché non sia troppo penalizzante per le famiglie con un reddito medio).

Chiudiamo queste riflessioni ricordando due punti di forza di questa riforma, spesso trascurati da molti commentatori, che confidiamo rimangano stella polare di questa misura: in primo luogo si tratta di una misura destinata a tutti, superando gli iniqui limiti del sistema precedente; in particolare l’ assegno va non solo ai figli dei lavoratori dipendenti, ma riguarda tutti, anche i figli di liberi professionisti, autonomi, partite IVA. Finalmente si sana una disparità di trattamento palesemente incostituzionale, e colpevolmente tollerata dalla politica per troppi anni. Inoltre la misura intercetta finalmente gli incapienti, anch’ essi colpevolmente penalizzati dal meccanismo delle detrazioni fiscali (irrigidite da cieche regole burocratiche), secondo il quale se non hai tasse da pagare, non puoi ricevere i benefici della diminuzione delle tasse che “non” hai versato. È bastato pensare ad intervento che diventa un assegno monetario (soldi direttamente versati sul conto corrente della famiglia), anziché dire: “Visto che non mi hai pagato tasse in anticipo non posso ridarti i tuoi soldi”. Ma chi restituirà il mancato legittimo sostegno economico che milioni di incapienti in tanti anni non hanno potuto ricevere “perché troppo poveri per pagare tasse”? Meriterebbe una vera e propria class action, questo scandalo… Ma riconosciamo che finalmente l’ attuale modello di assegno unico sana anche questa iniquità fiscale.

Da ultimo, merita una particolare sottolineatura un aspetto apparentemente marginale della misura, quello che prevede che l’ assegno unico venga erogato a partire “dal settimo mese di gravidanza”. Ci pare confortante e innovativo, questo pur marginale riconoscimento della titolarità giuridica del concepito prima dell’ evento nascita, che lo rende titolare di diritti e di sostegno persino economico. Un piccolo segnale, concreto ma soprattutto culturale, di aiuto all’ accoglienza alla vita, in un Paese che continua ad essere caratterizzato da una glaciazione delle nascite apparentemente inarrestabile, con le cui conseguenze dovremo fare sempre più i conti.

*direttore nazionale del Cisf

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