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Padre Spadaro: le cinque conversioni della Chiesa universale

Non solo Amazzonia. Il religioso gesuita, direttore de La Civiltà Cattolica, traccia un bilancio dei lavori e ipotizza nuovi cammini che vedono tutto connesso: fede, politica, economia, ecologia, liturgia


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Il Sinodo panamazzonico è stato come il grande affresco del Giudizio universale della Cappella Sistina, dove tutto è sotto gli occhi di Cristo Signore: la vita della Chiesa, la politica, l’ economia, la custodia della casa comune. Un grande affresco dove «tutto è connesso», come hanno detto più volte in aula i padri sinodali, citando la Laudato si’ , vero punto di riferimento per questo grande evento. L’ enciclica adesso ha preso un corpo concreto. Ora comincia un processo che dovrà approfondire i temi emersi. Si possono già discernere alcuni tratti fondamentali di questa esperienza che resteranno nella vita ecclesiale. A caldo ne elenco cinque.

La Chiesa ha assunto la piena consapevolezza che la sua dottrina sociale ha oggi a cuore la difesa del pianeta e che essa va in rotta di collisione con interessi politici ed economici, i quali ordiscono attacchi contro la Chiesa stessa e i suoi pastori. Il rapporto tra cristianesimo e vita del mondo è apparso innervato da un sano realismo, al di là di ogni ideologia, assumendo €nalmente i tratti di un impegno deciso dal valore globale, sempre frutto dell’ impulso evangelico che chiede una «conversione ecologica».

 

Roma è diventata luogo di ascolto profondo di esperienze del cattolicesimo considerate «periferiche» e di frontieraL’ approccio «missionario» è stato decisamente integrato con quello che valorizza l’ esperienza cristiana dell’ Amazzonia come signi€cativa e profetica per la Chiesa universale. Dopo I nuovi cammini che vedono tutto connesso: fede, politica, economia, ecologia, liturgia, l’ azione missionaria è necessario che la Chiesa locale scopra i tratti speci€ci del proprio volto, per il bene dell’ intero corpo della Chiesa universale.

In questo senso altro elemento chiaro è stato il desiderio della Chiesa di una «conversione culturale», capace di dare una risposta che sia autenticamente cattolica alla richiesta di immergere pienamente l’ annuncio del Vangelo e la liturgia in una cultura speci €ca, valorizzando la cosmovisione, le tradizioni, i simboli e i riti originari. Ma anche in modo tale che il Vangelo puri€chi e raf€fini le culture nelle quali si innesta. Giunge dunque a maturazione il dibattito ecclesiale sui riti locali e sulla inculturazione.

Il ruolo dei laici – e in particolare della donna – è stato al centro del dibattito. Vescovi e sacerdoti fanno quello che possono, attraversando grandi distanze, ma le comunità vivono grazie all’ impegno dei laici e delle laiche. Si è dispiegata davanti ai padri una Chiesa tutta ministeriale sulla quale ci si è interrogati per approfondire che cosa signi€fichi che la Chiesa è fondata sul Battesimo. D’ altra parte la questione dei viri probati non è stata per nulla fondata sulla messa in discussione del celibato, ma sull’ ascolto del dramma percepito dell’ assenza dei sacramenti nella vita ordinaria di tanti fedeli. Infi€ne appare chiara l’ opzione e la «conversione» sinodale della Chiesa.

Ci si ascolta per tante ore durante il Sinodo. E si discute molto, sia in aula sia nei gruppi, e con franchezza, all’ interno di un discernimento comunitario impegnativo per il quale si invoca la presenza dello Spirito. Così sono state le parole condivise tra i padri sinodali: aperte, franche, libere, fedeli alla Chiesa, spinte da un’ urgenza pastorale straordinaria e condivisa. Ogni argomento trattato ha espresso il desiderio di essere nella verità del Vangelo e di costruire il mondo secondo questa buona notizia.

(foto in alto: Reuters)

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Padre Antonio Spadaro, 53 anni, gesuita, direttore della rivista La Civiltà Cattolica. Foto Ansa.
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