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Angelina Jolie, l'Africa spera nelle donne

L'attrice presenta Difret, film da lei prodotto che racconta la storia vera di una ragazza etiope che si ribella alla legge tribale.E il 29 gennaio sarà nelle sale anche con il suo secondo film da regista, Unbroken.


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Angelina Jolie non smette mai di stupire. Il 22 gennaio esce Difret-Il coraggio per cambiare, del quale l'attrice americana è produttrice esecutiva. L’ 8 gennaio scorso ha invece incontrato in Vaticano papa Francesco. L’ attrice americana è stata invitata alla Santa Sede per presentare il suo secondo lavoro cinematografico come regista, Unbroken (in uscita in Italia il 29 gennaio). Il film racconta la vita di Louis “Louie” Zamperini, mezzofondista italo americano che nel 1943, durante la Seconda guerra mondiale, sopravvisse allo schianto del suo aereo, a 47 giorni su una zattera nel Pacifico e alla prigionia in un campo di concentramento giapponese. Zamperini non ha fatto in tempo ad assistere all’ uscita del film: è morto lo scorso luglio, a 97 anni. «Mi considero davvero molto fortunata ad averlo conosciuto», dice Angelina Jolie. «È stato molto importante per me e per la mia famiglia».

Ma torniamo a Difret. Diretto dalla regista etiope Zeresenay Berhare Mehari, ripercorre una storia vera: la vicenda di una ragazzina di 14 anni che, in un villaggio etiope, uccide l’ uomo che l’ ha rapita e violentata per costringerla al matrimonio, secondo un’ usanza radicata nella società etiope, la “telefa”. Aiutata da Meaza Ashenafi, fondatrice dell’ Associazione delle donne avvocato etiopi per la difesa delle donne, la ragazzina, Hirut, deve affrontare la giustizia del tribunale dello Stato e, allo stesso tempo, la legge non scritta, ma potente, della sua comunità. Una sorta di tribunale alternativo in cui le decisioni vengono prese sulla base delle tradizioni comunitarie. Lo scorso anno il film ha ricevuto il premio del pubblico al Sundance film festival e alla Berlinale.  Angelina Jolie è molto nota per il suo instancabile impegno sul fronte umanitario, in particolare al fianco dell’ Unhcr, l’ Alto commissariato dell’ Onu per i rifugiati. Con il marito, l’ attore Brad Pitt, nel 2006 ha dato vita alla Maddox Jolie-Pitt Foundation che fornisce aiuti ai Paesi del mondo sconvolti da crisi umanitarie.
 
Come è nato il suo impegno in questo lavoro? 
«Ho deciso di impegnarmi come produttrice esecutiva per due ragioni: perché si tratta di un film di grande ispirazione. Ci mostra il vecchio e il nuovo, la dannosa tradizione della “telefa” e la possibilità che entrambi i sistemi, quello culturale e quello giudiziario, possano cambiare per il meglio. Modificare le norme culturali è difficile, ma spesso questo processo comincia con i singoli individui che osano rompere la tradizione e con le persone che hanno il coraggio di appoggiarle. Difret ci ricorda che gli individui coraggiosi possono davvero fare la differenza. La seconda ragione per la quale mi sono impegnata in questo film è che è girato veramente bene. Sono rimasta colpita dalle due attrici, Meron Getnet e Tizita Hagere, quest’ ultima alla sua prima esperienza di attrice. La loro interpretazione mi ha commossa alle lacrime».

Dal 1996, l’ anno in cui è avvenuta la vicenda che il film racconta, cosa è cambiato?
«Per un decennio in quella zona non si sono più verificati i rapimenti delle ragazzine a scopo di matrimonio. Ma purtroppo la “telefa” è ancora praticata in Etiopia».

Pensa che Difret stia dando un contributo in Etiopia alla presa di coscienza dei diritti delle donne? 
«So che la regista ha un piano di diffusione del film nelle scuole. Un progetto analogo è in corso negli Stati Uniti: il film è stato mostrato agli studenti nell’ area di San Francisco».

Ha conosciuto le protagoniste?
«Ho incontrato Meaza, ma non la vera Hirut, il cui nome nella realtà è Aberash Bekele. Meaza è una donna straordinaria, ora lavora alle Nazioni Unite e porta avanti un importante lavoro per lo sviluppo dei diritti delle donne. Spero di avere l’ onore di lavorare con lei sulle tante questioni femminili che hanno bisogno di attenzione. Aberash vive in Etiopia e lavora per una Ong impegnata sul problema della “telefa”. L’ Associazione delle donne avvocato etiopi continua il suo impegno in difesa delle donne».

Sua figlia Zahara viene da Addis Abeba. Con i vostri figli e suo marito Brad Pitt parlate di questi temi? 
«L’ Etiopia occupa un posto speciale nel mio cuore. Con i nostri sei figli (tre biologici e tre adottati, ndr) parliamo delle ingiustizie del mondo. Ogni volta che vado in missione con le Nazioni Unite i miei figli spesso mi affidano degli oggetti da portare agli altri bambini. In alcune occasioni, vengono con me in missione. Credo sia importante renderli consapevoli, informati e sperare che questo li faccia crescere come persone attente e sensibili ai problemi del mondo».  

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Angelina Jolie ricevuta da papa Francesco
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