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Hai una buona idea? Dillo all'Angelo

I Business Angels spopolano in Francia. Ascoltano i giovani e finanziano, come soci di minoranza, i progetti più convincenti. Risultato...


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Un'imprenditore specializzato in corsi di cucina individuali e un programmatore di software per apparecchiature mediche, non sembrano esattamente due individui che, seduti al tavolo di un ristorante, avrebbero molto da dirsi. E invece un comune denominatore c'è e si trova a Parigi, in un ufficio al quinto piano in rue Turbigo.  Non distante da qui sorge un piccolo edificio medievale carico di storia, la casa di Nicolas Flamel. Era un celebre alchimista sul cui conto circolano mille dicerie, la più conosciuta fra queste vuole Flamel inventore della pietra filosofale capace di trasformare qualunque materia in oro.

     Nell'ufficio di rue Turbigo, le ambizioni sono più modeste, ma si cerca comunque di trasformare in oro qualunque buona idea imprenditoriale capiti a tiro. Qui hanno sede i Business Angels. Nati in Francia nel 2000 ispirandosi a una tendenza americana già collaudata di financial consulting,  nell'attuale congiuntura di crisi e stagnazione delle imprese si sono ritrovati ad avere un ruolo chiave nell'economia transalpina. E non solo, visto che la rete degli Angels si è ormai estesa in molti Paesi, Italia compresa.

     "L'accesso al credito bancario ha molti limiti ormai, soprattutto per le giovani imprese creative" spiega Georges Viglietti, portaparola dell'associazione, "gli istituti bancari preferiscono concedere i finanziamenti ad attività tradizionali e solide". Cosí, chi ha un'idea e un progetto innovativo, ma poca disponibilità di fondi, viene a bussare alla porta dei Business Angels. "Ogni due settimane organizziamo una riunione nella nostra sede" continua Viglietti, "i candidati arrivano con il loro progetto, che deve essere il più dettagliato possibile e completo di planning economico, dopodiché hanno cinque minuti per illustrarlo ai membri dell'associazione e altri cinque per rispondere alle loro domande".

 In una specie di gambling game dove la cospicua posta in gioco é il futuro professionale, gli aspiranti imprenditori devono dar fondo alle proprie doti oratorie per essere il più convincenti possibile sulle probabilità di successo del progetto presentato. Se i Business Angels avranno ricevuto una buona impressione, si succederanno altri incontri di approfondimento fino a che uno o più membri decideranno di prender parte all'impresa come soci di minoranza, apportando una cifra che in genere varia tra i 50.000 e i 150.000 euro.

     Se il progetto avrà fortuna, i Business Angels parteciperanno alla divisione delle quote di guadagno, altrimenti, la società verrà liquidata e gli Angeli perderanno il loro denaro. Dei generosi mecenati del mondo imprenditoriale, dunque? "Non proprio", puntualizza Viglietti, ricordando senza troppi giri di parole che "business is business". "Statisticamente, gli Angels hanno la pressoché totale certezza di rimanere in attivo: su dieci imprese finanziate, due o tre andranno benissimo, e permetteranno ai membri di ottimizzare il loro investimento e magari triplicare la quota di base. Questo riequilibrerà le eventuali perdite delle due o tre aziende che andranno male e concederà ancora un buon margine di guadagno". Per le restanti aziende, gli Angels recupereranno la somma investita, senza ricavi né perdite.

     Ogni anno sulla scrivania dei Business Angels piovono 700-750 dossier. Tutti vengono analizzati da un'équipe fissa di volontari che ne selezionano circa duecento. Questi vengono a loro volta presentati ai membri finanziatori, i quali parteciperanno agli incontri dove verranno decisi i destinatari degli aiuti finanziari. L'identità degli "angeli" é discreta. Si tratta perlopiù di potenti imprenditori, di liberi professionisti di successo o di dirigenti in pensione che non hanno rinunciato all'amore per gli affari.

    Se eterogenea é la provenienza  dei Business Angels, ancora più varia é quella dei beneficiari degli aiuti. "Non facciamo alcuna discriminazione" tiene a precisare Viglietti. Nel "pianeta denaro", dove un cognome o un indirizzo possono corrispondere a un sí o a un no categorico di fronte alla richiesta di un credito, gli Angels oppongono una condizione paritaria, dove gli unici veri requisiti richiesti sono l'abilità imprenditoriale e la potenzialità del progetto.

     C'é chi, ispirato dall'associazione, si é spinto ancora più in là. Aziz Senni ha fondato "les Business Angels des Cités" . Le cités sono i quartieri difficili della periferia parigina. Un programma specifico per lo sviluppo di buone idee imprenditoriali in queste aree è stato messo a punto con ottimi esiti. Grazie al BAC - l'acronimo é anche una strizzata d'occhio alle Brigades anti criminelles della polizia, visto che offrire la possibilità di lanciarsi in un'impresa fa sí che i giovani della periferia evitino la discesa agli inferi della criminalità - sono nate società come Medina shop e Mecca Pasta, l'una specializzata nel commercio di artigianato marocchino, l'altra nella ristorazione rapida. Entrambe le imprese impiegano oggi una ventina di ragazzi.

     Oltre all'aiuto economico, gli Angels accompagnano i giovani imprenditori nel loro percorso fornendo consulenze gratuite, un'agenda di contatti utili, un aiuto alla eventuale selezione del personale. Tutto ciò viene svolto senza perdere di vista la responsabilità decisionale di chi presenta il progetto, che per statuto rimarrà in ogni caso detentore delle quote di maggioranza dell'impresa. I membri finanziatori si limiteranno ad osservare le mosse dell'imprenditore da vicino, suggerendo di volta in volta un consiglio ad hoc. Venali, ma pur sempre angeli.

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Tanguy de la Fouchardiére, fondatore e presidente dei Business Angels di Francia.
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