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Anche Israele alla canonizzazione

Presente una delegazione dello Stato ebraico guidata dall'ambasciatore in Vaticano. Le polemiche sullo "Stato di Palestina".


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Anche una delegazione israeliana sarà presente domenica alla canonizzazione delle suore palestinesi, in rappresentanza del nuovo governo di Netanyahu, che fra i suoi punti programmatici non ha più la trattativa con i palestinesi per arrivare ad un accordo di pace che permetta il riconoscimento reciproco e l’ esistenza di due Stati come insiste non solo la Santa Sede, ma anche l’ America di Barack Obama e l’ Europa.

E’ un momento difficile per una soluzione di pace tra israeliani e palestinesi. Il Governo israeliano è sempre più spostano a destra e si regge per un  solo voto. Inoltre Netanyahu per ottenere il consenso della destra radicale ha riproposto e rafforzato il piano di insediamenti ebraici nei territori occupati. Saranno 900 quelli che cominceranno nei prossimi giorni.

La diplomazia della Santa Sede è preoccupata, ma ha ribadito la sua linea. L’ incontro tra il Papa e il presidente palestinese Abu Mazen, previsto per sabato mattina, è un segnale diretto anche a Israele, perché si riapra il processo di pace, che la destra nazional-religiosa ago della bilancia del nuovo governo a Tel Aviv sembra aver definitivamente chiuso. Ma la presenza a Roma di una delegazione israeliana, seppur al più basso livello diplomatico, guidata dall’ ambasciatore presso la Santa Sede, è un piccolo segnale che le porte non sono state chiuse a doppia mandata.

La cerimonia della canonizzazione delle due sante arabe diventa così per il Papa e la Santa sede l’ occasione per rilanciare il dialogo in una situazione oggettivamente più difficile. Il portavoce  della Chiesa giordana padre Rifat parlando ai giornalisti ha detto, senza mezzi termini, che “l’ occupazione israeliana ha fatto molto male ai cristiani palestinesi”. E ha attribuito a essa la responsabilità del calo del numero dei cristiani in Palestina: “Molti hanno scelto di lasciare la Terra Santa a causa dell’ occupazione”.

Il Patriarca latino Twal spiega che l’ evento è “un messaggio, un conforto e una speranza” per i cristiani del Medio Oriente a restare nonostante le difficoltà. E una buona notizia è anche l’ annuncio della firma dell’ accordo tra Santa Sede e Stato di Palestina su diverse questioni di ordine pratico, al termine di un negoziato durato molti anni, dato tre giorni prima delle canonizzazione delle prime sante palestinesi. Rafforza gli accordi già firmati nel 2000, ma non si tratta affatto di un riconoscimento formale dello Stato di Palestina.

Il riconoscimento dello Stato di Palestina è avvenuto il 29 novembre 2012 all’ indomani del voto alle Nazioni Unite che ha riconosciuto allo “Stato di Palestina” la presenza tra gli Stati osservatori. La Santa Sede pubblicò  una nota dove si rallegrava per la presenza dello “Stato di Palestina” e da allora la dicitura nei documenti vaticani è sempre stata usata e la Palestina citata come “Stato”. E così ha fatto anche Papa Francesco nei suoi discorsi ufficiali durante il viaggio in Terra Santa nel 2014. E Abu Mazen nelle due volte che si è recato in Vaticano dal 2012 è sempre stato definito nelle note ufficiali “Presidente dello Stato di Palestina”.

Il nuovo trattato non poteva che prendere formalmente atto di una dicitura già in vigore. Lo ha spiegato anche il consigliere diplomatico di Abu Mazen Majdi Khaldi: “Non si tratta di un riconoscimento palestinese come entità diplomatica da parte del Vaticano. Il riconoscimento è avvenuto anni fa e si è consolidato con l’ ammissione della Palestina  come Stato non membro dell’ Onu”.

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Papa Francesco con Abu Mazen (a sinistra) e Shimon Peres (Reuters).
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