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Amore fraterno e comunione dei santi nella Chiesa

Chiedi al Teologo: domande e risposte di fede


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ANDREA C. - Vorrei sapere se l’ amore dei fratelli ha un valore salvifico, magari legato alla comunione dei santi.

La “comunione dei santi” esprime la natura della Chiesa “santa”, già nella professione di fede denominata Simbolo apostolico. Si tratta – come spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica – da un lato del fatto che i credenti sono riuniti nella partecipazione alle “cose sante” (innanzitutto i sacramenti) e dall’ altro che essi sono santi, ossia si distinguono (“santo” nella Bibbia significa “separato”) per la loro fede dagli altri. In questo duplice senso l’ espressione, in quanto connessa alla sacramentalità della Chiesa e alla fede, può essere interpretata attribuendole un significato salvifico. I santi, però, non sono solo coloro che appartengono al Regno dei cieli nella vita ultraterrena, ma tutti i credenti. Così san Paolo chiama i destinatari delle sue lettere. Dunque santi sono i credenti e la comunità di cui fanno parte è santa. Ma questo comporta anche la comunione con coloro che ci hanno preceduto e ora attendono nell’ altra vita la resurrezione dei morti. La comunione dei santi ha quindi un radicamento “terreno” e al tempo stesso “celeste”. Infatti nella celebrazione eucaristica noi santi della terra, convocati dalla parola di Dio, invochiamo i santi del cielo e ci sentiamo in comunione con loro, come anche preghiamo i santi (con le litanie) prima di celebrare i sacramenti. Così la Chiesa prega e ciò che prega crede (lex orandi è lex credendi).

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