Immagine pezzo principale

Amnesty: il 2015 anno nero per i diritti umani

Il Rapporto 2015-2016 denuncia violazioni sempre più diffuse e impunite in vari Paesi del mondo. Anche l'Italia presenta gravi insufficienze


Pubblicità

«Un anno brutto e difficile», così Gianni Rufini, direttore di Amnesty International Italia, definisce il 2015 dal punto di vista di chi si batte per il rispetto dei diritti umani.

«Abbiamo assistito a un aumento dei conflitti, delle crisi umanitarie, dei conflitti contro l'umanità»
, aggiunge, «e al tempo stesso constatiamo una generale indifferenza nei confronti del destino dei civili nei conflitti». È un grido di dolore quello che sale da parte di Amnesty in occasione della presentazione del Rapporto 2015-2016 sulla situazione dei diritti umani nel mondo.

I dati sono impressionanti: in almeno 122 paesi ci sono stati maltrattamenti e torture; in almeno 19 sono stati commessi crimini di guerra; in almeno 61 sono stati messi in carcere prigionieri di coscienza; in almeno 113 la libertà d'espressione e di stampa sono state sottoposte a restrizioni arbitrarie.

«Abbiamo assistito a un degrado dei diritti anche in Paesi dove si sperava che i diritti fossero ormai al sicuro. Il mondo sembra tornato indietro di cinquant'anni e rispetto alla crisi dei rifugiati constatiamo un crollo dell'Europa dei valori», denuncia Rufini.

Le violazioni dei diritti umani si esprimono in varie forme. In Egitto (Amnesty sostiene la campagna “Verità per Giulio Regeni”) ci sono migliaia di arresti e detenzioni prolungate senza accusa né processo. In Messico si contano almeno 27.000 scomparsi. In Burundi ci sono stati diversi casi di uccisioni illegali di persone considerate oppositori del presidente. L'Arabia Saudita esercita una brutale repressione contro gli oppositori interni e compie crimini di guerra in Yemen. In Slovacchia c'è una diffusa discriminazione contro i rom. Gli Stati Uniti mantengono aperto il centro di detenzione di Guantanamo (anche se proprio ieri Obama ha presentato un piano per la sua chiusura). L'Ungheria ha chiuso i confini ai rifugiati. Poi c'è ovviamente la Siria, che da cinque anni è un concentrato di crimini di guerra e violazioni dei diritti umani.

Amnesty denuncia un altro dato preoccupante: sono a rischio non solo i diritti, ma anche coloro che li difendono. «Milioni di persone stanno patendo enormi sofferenze nelle mani degli Stati e dei gruppi armati, mentre i governi non si vergognano di descrivere la protezione dei diritti umani come una minaccia alla sicurezza, alla legge, all'ordine e ai "valori nazionali"», dichiara Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

Le minacce alla sicurezza nazionale, originate dal terrorismo, hanno prodotto, secondo Shetty, «un attacco alla società civile, al diritto alla riservatezza e alla libertà di parola».

Per quanto riguarda l'Italia, il presidente di Amnesty Italia , Alberto Marchesi, rileva «poche sufficienze e alcune insufficienze particolarmente gravi» rispetto all'Agenda in 10 punti presentata all'inizio della legislatura (sottoscritta da solo 118 parlamentari).

In Italia non c'è ancora il reato di tortura, la legge contro l'omofobia si è arenata, resta nel nostro ordinamento il reato di ingresso e soggiorno illegale, sono state esportate armi verso l'Arabia Saudita, responsabile di violazioni dei diritti umani e di crimini di guerra in Yemen. Inoltre in Italia non è stata ancora creata una istituzione nazionale per la difesa dei diritti umani.

Immagine articolo
I bombardamenti sui civili in Yemen. In copertina: la prigione di Guantanamo. Sono due degli casi di gravi violazioni dei diritti umani sollevati dal Rapporto di Amnesty.
Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo