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Sfida in sala per Gianni Amelio

Grande attesa per "L'intrepido", il nuovo film con Antonio Albanese in concorso a Venezia. Tanti applausi, qualche contestazione. Una lunga ed esclusiva intervista al grande regista nel numero in edicola di "Famiglia Cristiana".


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Sala stracolma, questa mattina, alla prima proiezione riservata tradizionalmente alla stampa dalla direzione della Mostra. Cosa quasi mai accaduta finora in un'edizione del festival che, al di là della buona selezione delle pellicole in gara e fuori concorso, risente comunque ancora del morso della crisi (parecchi i posti vuoti per le defezioni di giornalisti, cinefili e addetti ai lavori). Insomma, tanta attesa attorno a L'intrepido, il più accreditato dei film italiani in gara. Un po' perché Gianni Amelio è stato l'ultimo nostro regista capace di portarsi a casa il Leone d'oro (quindici anni fa con Così ridevano). E sul grande regista e sul sul ultimo film, Famiglia Cristiana nel numero in edicola ha pubblicato un'intervista esclusiva, ricca di aneddoti e rivelazioni.

Certo anche per la presenza, come protagonista assoluto, di Antonio Albanese ormai così bravo da aver arricchito la sua iniziale maschera di comicità surreale con tutte le sfumature dell'umano sentire. Buio in sala. Poi il motore del proiettore ed ecco la magìa delle immagini. Per 104 minuti non si sono sentiti mormorii né colpi di tosse, ogni tanto qualche risata (cosa insolita per un film del regista calabrese). Sui titoli di coda sono partiti i primi applausi, contrastati da sparuti fischi e perfino da qualche “buu” di disapprovazione. La disfida poi è montata fino a trasformarsi in una specie di battaglia: a vincerla, per 3 a 1, sono stati i fautori di Amelio. Inutile illudersi, però: quel quarto di contestatori, soprattutto stranieri, finirà per avere peso nell'orientare il verdetto della giuria.

A questo punto, il titolo favorito per il Leone d'oro sembra essere il toccante Philomena di Stephen Frears. Magari con la consolazione della Coppa Volpi come miglior attore proprio allo straordinario Antonio Albanese. In conclusione, vale o no la pena di andare al cinema per vedere L'Intrepido, che sarà nelle sale da domani? Sicuramente sì, a parer nostro. Ma come spiegare giudizi tanto diversi? Qui il discorso si fa più sfumato. Il cinema è materia soggettiva e opinabile di per sé.

Quello di Amelio, poi, con gli anni è diventato così rigoroso e asciutto da raggiungere una semplicità che a certi può apparire naif, mentre sottintende uno sguardo acuto e profondo. Il regista calabrese spiega ciò che ci circonda e magari ci angoscia senza filmare la realtà, a lui basta reinterpretarla. Ed è ciò che fa in questo film che, con tono di fiaba delicato eppure struggente, parla di problemi enormi: la mancanza di lavoro, il precariato che da status economico diventa condizione umana, i giovani disincantati e disamorati, il consumismo che sfocia nell'affarismo più bieco.

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Antonio Albanese protagonista di L'intrepido. In alto: Gianni Amelio (foto di Claudio Iannone).
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