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Adolescenti? Da loro si può imparare

Un'indagine di Eurispes e Telefono Azzurro invita a un maggior ascolto degli adolescenti in famiglia. Al Sud il dialogo tra genitori e figli è migliore rispetto al Nord.


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Dall'Indagine Nazionale sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza 2011 promossa da Telefono Azzurro ed Eurispes, emerge uno quadro significativo delle condizioni di vita degli adolescenti italiani e il loro rapporto con i genitori. La rilevazione sul campo ha coinvolto 21 scuole di ogni ordine e grado e sono stati distribuiti 1.496 questionari ad alunni di età compresa tra i 12 ed i 18 anni. Per la prima volta rispetto alle precedenti edizioni, nell’ indagine di quest’ anno sono stati coinvolti non solo i ragazzi ma anche i loro genitori, le cui risposte sono state confrontate con quelle dei rispettivi figli fornendo un ulteriore ed interessante elemento di analisi.

Quali aspetti, dunque, sono emersi da questa valutazione incrociata? In primo luogo, una tendenza da parte dei genitori a sottostimare l'abitudine dei figli al consumo di alcool: l'85,3% ritiene che non si ubriachino mai, a fronte di un 72,7% di ragazzi che afferma che non succede mai. Per gli adulti, i figli si ubriacano spesso e qualche volta rispettivamente nello 0,4% e nel 3,5% dei casi, mentre i figli indicano percentuali diverse (3,4% e 12%). Lo stesso atteggiamento riguarda il consumo di hashish e marijuana: i figli indicano di farne uso qualche volta o spesso nel 4,7% dei casi, a fronte di uno 0,9% dei genitori. Ma questa tendenza a una certa superficialità di giudizio riguarda anche altri aspetti di vita dei ragazzi: oltre la metà dei genitori (50,7%) ritiene che il proprio figlio non si senta mai depresso, mentre il 40,8% di ragazzi dice di non sperimentare mai questa condizione psicologica e il 26% qualche volta o spesso.

Dalla depressione a sensazioni emotive più forti: il 6,1% degli intervistati afferma di sentirsi spesso angosciato, contro il solo 2,4% dei genitori che ammette di essere a conoscenza di questi stati d’ animo dei propri figli; il 38,4% di loro dice, inoltre, di non provare mai angoscia, mentre ne è convinto il 43,9% dei genitori. Non sono solo, dunque, i comportamenti a rischio da focalizzare meglio nel rapporto genitore-figlio ma anche un’ adeguata comunicazione e attenzione rispetto alla vita psicologica e di relazione dei propri ragazzi che ammettono per il 57% di parlare con i propri genitori, se non proprio di tutto, almeno di buona parte di ciò che li riguarda, mentre un terzo (30,5%) dichiara di non tacere nulla alla famiglia. È una minoranza (11,2%), invece, a dichiarare che i propri genitori sono a conoscenza soltanto di una piccola parte di quello che succede loro e solo lo 0,8% afferma di tenere completamente all’ oscuro il nucleo familiare circa le vicissitudini e i pensieri personali.

L’ abitudine a condurre una vita senza segreti agli occhi della famiglia sembra essere maggiormente radicata nei ragazzi del Sud (52,1%), seguiti da quelli del Nord-Ovest (36,6%), delle Isole (26,9%), del Centro (19,3%) e del Nord-Est (16,5%). L’ indagine ha toccato, nel complesso, argomenti quali famiglia, media e nuove tecnologie, tempo libero, scuola, comportamenti a rischio, bullismo e cyber bullismo, con un messaggio ben chiaro al momento della sua presentazione: non solo attenzione alta su quello che ai ragazzi si insegna, ma anche su quello che dai giovani si può imparare.

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