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Adolescenti e sonno

Un editoriale del New York Times richiama i pericoli di una gioventù che non si "sconnette" mai dal mondo esterno. Una vera mutazione antropologica su cui riflettere.


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Mentre i bambini piccoli tendono a svegliarsi ad orari abbastanza regolari, tanto da non permettere ai genitori quella mezz’ ora in più di riposo nel fine settimana, da adolescenti la cosa cambia. Per tanti genitori di adolescenti il far sì che i ragazzi escano di casa in orario e dopo aver consumato una buona colazione diventa una battaglia giornaliera.

«E sperando che il cervello non sia rimasto a letto…», come dice Jane Brody, editorialista delle pagine della salute del New York Times nel column di questa settimana, basandosi, come di consueto, su numerosi studi scientifici sul sonno. «Dopo una settimana di ritmi scolastici, i ragazzi cercano magari di ricuperare dormendo fino a tardi durante il fine settimana, ma questa soluzione non fa altro che alterare gli orologi biologici e può perfino compromettere la sveglia nei giorni successivi. La mancanza di sonno influisce sui risultati scolastici e la continua stanchezza può influire anche negativamente sugli stati d’ animo e sul funzionamento sociale dei ragazzi», prosegue l'editorialista.

Se no dormono a sufficienza, gli studenti non sono abbastanza svegli per ascoltare con profitto le lezioni, l'acquisizione di conoscenze scolastiche è frenata come anche la capacità di ritrovare informazioni immagazzinate nella memoria. Gli adolescenti necessitano in generale di più sonno degli adulti - in media dalle otto ore e mezzo alle nove ore -, secondo la Fondazione del sonno statunitense.

Uno studio su più di 3000 ragazzi del 1998 - prima che le nuove tecnologie potessero influire in modo così deciso sulla privazione del sonno dei ragazzi - indicava come gli alunni delle scuole superiori con voti relativamente bassi dormivano in media dai 25 minuti in meno e andavano a letto in media 40 minuti più tardi.

In passato era la televisione a prendersi le colpe della decurtazione del sonno dei ragazzi, spiega la Brody, adesso abbiamo a che fare con gli effetti collaterali dei moderni mezzi di comunicazione che hanno portato con sè le giornate senza fine. Non esiste più l'ora sacra dopo la quale non si può più comunicare con il mondo esterno. Per tanti ragazzi, le varie chat, i cellulari, i videogiochi condivisi etc. rubano tempo al sonno.

Ecco allora qualche suggerimento degli esperti:

- I genitori, ma meglio ancora i ragazzi, dovrebbero fare una sorte di tabella personale, notando per alcune settimane il proprio ritmo di sonno. Magari mettendo a confronto una settimana di scuola e una settimana di vacanza. Nella tabella a tre colonne vanno annotati l'orario in cui si va a letto, il tempo necessario per addormentarsi, i tempi della sveglia, segnalando se si tratta di uno svegliarsi "naturale" oppure con l'aiuto della sveglia.

- I programmi scolastici dovrebbero dare corretta informazione sui ritmi biologici in modo che gli stessi ragazzi possano fare scelte consapevoli sulle proprie abitudini.

- Per instaurare ritmi corretti, di sera si dovrebbe evitare la troppa luce e attività troppo stimolanti. Nelle famiglie potrebbe tornare qualche rituale di pre-sonno, che segnala che la giornata va verso la fine. Come faceva la famosa favola raccontata la sera durante la nostra infanzia.

 
Fonte: New York Times

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