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Acli terra in difesa dell'ambiente

Si è concluso, a Caserta, il V Congresso nazionale. A tema anche le bonifiche della Terra dei fuochi, "per ricostruire il territorio e la comunità".


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Hanno voluto farlo al Sud, a due passi dalla Terra dei fuochi, ormai sotto gli occhi dei riflettori. Il V Congresso di Acli terra - tenutosi a Caserta dal 12 al 14 dicembre con il titolo "La terra alimenta il futuro. Risorse e valori di un mondo rurale che cambia" - ha affrontato proprio il tema del mezzogiorno e il problema della tutela ambientale e delle bonifiche.

«L’ impegno in agricoltura oggi può essere una risorsa per i giovani. E per soprattutto per i giovani meridionali», ha sostenuto il presidente nazionale delle Acli Gianni Bottalico, «secondo Eurostat solo il 5 per cento delle aziende agricole italiane è condotto da giovani under 35, mentre la stessa incidenza raggiunge il 9 per cento in Francia. Eppure i dati dicono che le aziende condotte da giovani sono più produttive, sono più attente ai prodotti di qualità e tipici, hanno più considerazione delle tematiche ambientali, diversificano con l’ offerta di servizi come l’ agriturismo e l’ agricoltura sociale».

Proprio per questo, ha aggiunto Michele Zannini, presidente riconfermato di Acli terra, «l’ agricoltura può diventare la principale protagonista del riscatto del Mezzogiorno e dare un senso nuovo, ricco di responsabilità nuove, agli stili di vita, alla qualità del consumo, dell’ abitare, del vivere nelle comunità locali di tutto il Paese».

Al centro dei giorni di lavoro, in particolare, l'importanza dei legami relazionali e della costruzione - o ricostruzione - di un tessuto sociale senza il quale nessuno sviluppo è possibile. Anche in tema di bonifiche, proprio parlando della Terra dei fuochi Alfonso Pascale, esperto di agricoltura, ha spiegato che «le bonifiche del territorio devono portare alla ricostruzione della comunità.  La bonifica, nella storia, ha significato sempre un processo di incivilimento, ha un valore positivo di ricostituzione della comunità. Ci stiamo invece avviando verso un’ esperienza, come era già accaduto con l’ industrializzazione forzata degli anni ’ 50-’ 60,  che prescinde dai legami comunitari e da un intervento sul capitale umano e sociale. È una cosa che dobbiamo  evitare. Va previsto un intervento che preveda la ricostituzione dei legami sociali, che tuteli i beni relazionali e che ricongiunga il capitale sociale e la cura del bene ambientale». 

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