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Accumulo, dunque sono

La commedia "Tante belle cose", al Manzoni di Milano, prende di mira con ironia il consumismo. L'autore è Edoardo Erba, che dirige la moglie Maria Amelia Monti.


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“Tante belle cose” sono gli oggetti che l’ infermiera Orsina accumula nella sua casa e sul suo balcone, ritenendoli indispensabili, così da suscitare la disperazione dei vicini di casa che temono l’ annidarsi di topi e scarafaggi. Orsina è un hoarder (letteralmente accumulatore), secondo una definizione americana, cioè affetta da un disagio psichico, conseguenza della civiltà del consumismo, che spinge a comprare pur di possedere qualcosa, anche se inutile, da conservare nella propria casa. In America è un fenomeno sociale diffuso a cui vengono addirittura dedicati programmi televisivi e reality per studiarne le caratteristiche e trovare soluzioni.

Con la consueta ironia e lievità Edoardo Erba ha dedicato a tutti coloro che non possono separarsi dai beni concreti la sua nuova commedia, interpretata da sua moglie Maria Amelia Monti, con la quale ha da poco adottato un bimbo etiope, che si aggiunge ai loro due figli ormai adolescenti. La Monti tratteggia Orsina con allegria e serenità: non è consapevole della sua mania e diventa aggressiva solo all’ idea di buttare anche un pezzetto di carta con un numero di telefono o le medicine scadute. Inoltre la protagonista critica l’ acquisto compulsivo, poiché oggi la maggior parte delle persone cambia con disinvoltura telefono o televisore appena è danneggiato senza neppure pensare di farlo aggiustare, mentre lei non vorrebbe mai eliminare neppure oggetti non funzionanti, perché spera di dare loro nuova vita, riutilizzandoli. 

Gianfelice Imparato mostra la sua versatilità, poiché dopo il terribile don Ciro del cinematografico Gomorra, tratto dal romanzo di Saviano, è qui il timido e remissivo Aristide, il nuovo amministratore nominato dai condomini per far ragionare Orsina. Egli tenta con dolcezza l’ impresa impossibile di rimettere in ordine la casa, suscitando la tenerezza dello spettatore mentre si aggira in un labirinto di scatole, abiti e ferri vecchi nell’ originale scenografia di Matteo Soltanto. I due protagonisti mostrano la loro affinità poiché per differenti motivi sono entrambi soli e così risultano adatti l’ uno all’ altra, come si vede nel finale a sorpresa. Efficaci anche gli altri due interpreti, i perfidi vicini di casa, Valerio Santoro e Carlina Torta che si alleano con mille sotterfugi per ristabilire il decoro del condominio.

La commedia tratta con delicatezza anche altri temi: la crisi economica, per cui Aristide, a cinquant’ anni, perde il lavoro e deve adattarsi a piccoli incarichi, e le difficoltà delle persone di relazionarsi tra loro; infatti i problemi nati dalla stretta e spesso forzata convivenza del condominio fanno riflettere sulla difficoltà di comunicare in modo civile. La regia di D’ Alatri, che spazia dal cinema al teatro, sottolinea il giusto equilibrio presente nel testo tra dramma e ironia così da suscitare la comprensione e non il giudizio critico del pubblico per le debolezze altrui. D’ altronde chi non ha mai pensato che un vecchio vestito stipato nell’ armadio non potrà tornare ad essere utilizzato se, come a volte succede, tornerà di moda? E Orsina ci è ancora più simpatica quando racconta che, da bambina, ritagliava le pagine di Famiglia Cristiana per creare un collage con il ritratto di papa Giovanni!

DOVE & QUANDO
TANTE BELLE COSE di Edoardo Erba, con Maria Amelia Monti, Gianfelice Imparato, Valerio Santoro, Carlina Torta. Musiche di Cesare Cremonini. Regia di Alessandro D’ Alatri. Al Teatro Manzoni di Milano fino al 18 dicembre e poi in tournée. Info: tel. 027636901, www.teatromanzoni.it

Immagine articolo
Una scenografia piuttosto piena per Tante belle cose.
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