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Minori immigrati, è emergenza

Hasani, tunisino, e Mugambi, ivoriano, sono due ragazzi accolti dall'Opera "Don Calabria". Sos dei comuni allo Stato: "Poche risorse, da soli non ce la facciamo"


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«Dobbiamo sempre ricordare che questi ragazzi sono prima minori e poi migranti»: così Laura Boldrini, oggi presidente della Camera, nel 2011, l’ anno della cosiddetta "Emergenza Nordafrica". «In base alla legge italiana», sottolineava l'ex portavoce dell'Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), «i minori sono inespellibili», vanno tutelati e la loro presa in carico è competenza del sindaco sul cui territorio sono stati trovati. Quell'emergenza (che ha visto l'arrivo in Italia di circa 4.000 minori in poche settimane), dichiarata conclusa il 28 febbraio 2013, ha ottenuto una proroga di sei mesi.
Il Tavolo di coordinamento nazionale ha recepito le sollecitazioni dell'Associazione nazionale Comuni d'Italia (Anci), preoccupata che il peso economico dell'accoglienza fosse lasciato sulle spalle dei Comuni. Il risultato è che le strutture potranno continuare a ospitare sia i minori stranieri non accompagnati, ovvero quanti al momento dell'arrivo sul suolo italiano sono «senza i genitori o altre persone adulte legalmente responsabili della loro rappresentanza o assistenza», che gli altri «vulnerabili» (disabili, anziani, donne in stato di gravidanza, genitori singoli e famiglie con figli minori, vittime di violenze, persone bisognose di assistenza sanitaria), ma anche quanti sono in attesa di essere ascoltati dalle commissioni territoriali o in attesa della definizione del ricorso, o di ricevere un titolo di soggiorno.
Per quel che concerne la copertura dei costi, «si prevede», dice una nota del Ministero dell'Interno, «che le risorse potranno essere accreditate non appena sarà completata la rilevazione necessaria per la programmazione finanziaria».
Secondo la Direzione Generale dell'Immigrazione e delle Politiche di integrazione del Ministero del Lavoro, entro il 30 giugno i Comuni riceveranno quanto spetta loro, a copertura delle spese 2012 sostenute per i minori non accompagnati. Il Governo ha trovato i 24 milioni di euro necessari; mentre, per il 2013, ha finora potuto stanziare 5 milioni di euro. Troppo pochi, rispetto ai circa 20 milioni del 2011 e, appunto, i 24 del 2012, ma trovare le risorse per la totale copertura economica (circa 70 euro al giorno a ragazzo), resta una priorità.    

«In mezzo al mare non serve saper nuotare» - Hasani (i nomi sono di fantasia), 17 anni, è tunisino; è arrivato in Italia nascosto sotto il telone del rimorchio di un camion. È scappato via da casa senza dirlo ai genitori, perché non sarebbero stati d'accordo. Sette ore di viaggio senza bere e senza mangiare, con la paura di essere scoperto. Mugambi viene dalla Costa D'Avorio, 17 anni pure lui, è arrivato due anni fa su una carretta del mare, di quelle che nel 2011 riempivano i telegiornali con le loro storie drammatiche. Viene dalla Libia dove lavorava come decoratore. Una traversata di tre giorni. 500 dollari moltiplicati per 400 persone stipate, uomini e donne che piangevano e pregavano perché le onde fanno paura, anche a Mugambi, anche se sa nuotare: «Saper nuotare non serve quando sei in mezzo al mare».
La loro vita è fatta di un prima di stenti e un domani carico di incognite. In mezzo, l'oggi, quello che trascorrono a Verona, nella comunità San Benedetto dell'Opera "Don Calabria". Hasani e Mugambi l'emergenza Nordafrica l’ hanno vissuta sulla propria pelle.

Mancano le risorse - «Per i Comuni, specie se piccoli, se i contributi statali vengono ridotti, la situazione diventa pesante», spiega Alessandro Padovani, direttore della Casa San Benedetto. «La spesa per un minore è di 100-140 euro al giorno. Una struttura di accoglienza con una ricettività per 8-10 ragazzi costa sui 250mila euro l'anno, perché deve osservare standard ben precisi, garantire una serie di servizi mirati e la presenza di personale specializzato a vario titolo. Non è solo una questione di bisogni primari: dar da mangiare, fornire un letto e dei vestiti; servono psicologi, mediatori culturali, insegnanti di lingua, a volte anche il neuropsichiatra, perché alcuni hanno subito traumi difficilmente cancellabili».
A questo proposito, «l'Italia», come ha sempre sostenuto la Boldrini, «deve consentire ai minori immigrati un reale percorso di crescita nel nostro Paese, con prospettive concrete che possano rappresentare una vera alternativa al miraggio sbandierato dai trafficanti».

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