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L’ appello su Famiglia Cristiana smuove le acque a Casal di Principe

Dopo la lettera di Luigi Ferraiuolo al nostro settimanale e la risposta del direttore, don Antonio Rizzolo, la visita del ministro Mara Carfagna sembra aprire la prospettiva del buonsenso in modo che come chiesto dal sindaco la rigorosa applicazione della legge non danneggi i cittadini e favorisca, anche indirettamente, la criminalità


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«Lo Stato non lascerà da solo il sindaco di Casal di Principe», lo ha detto con chiarezza Mara Carfagna, Ministro per il Sud  e la coesione territoriale che ieri, a Napoli, per la presentazione di una serie di progetti finanziati dal governo britannico, ha voluto visitare il comune dell’ hinterland partenopeo dove le nuove e più severe norme sull’ abusivismo edilizio senza adeguati accorgimenti rischiano di provocare una situazione gravissima, danneggiando i cittadini e indirettamente favorendo le pressioni camorristiche.

L’ aiuto concreto che chiede il sindaco è finanziare  la trasformazione di alcuni beni confiscati in housing sociale. L’ aiuto legislativo - risolutivo – invece è provare a cambiare la norma coinvolgendo il ministero della giustizia, dell'ambiente e della salute. Si va verso un tavolo di trattativa, dunque, per permettere ai comuni di dichiarare opera sociale le case abusive confiscate acquisite dal demanio.

A smuovere le acque ha contribuito anche come ricorda in un post il cronista d’ inchiesta Enrico Fierro («A volte i giornali servono a qualcosa»), firma del quotidiano Il Domani, una lettera appello di Luigi Ferraiuolo, del Comitato scientifico del Premio Buone Notizie, pubblicata integralmente da Famiglia Cristiana sul numero 26 con una risposta del direttore don Antonio Rizzolo. Nella lettera Ferraiuolo faceva presente tutte le conseguenze e i disagi che verrebbero provocati a Casal di Principe da un’ applicazione acritica della legge:

«Una parolina magica: buonsenso», aveva scritto Ferrauiolo.  «Potrebbe spezzare l’ incantesimo

che sta condannando Casal di Principe al dissesto finanziario, le impedirà di aiutare con forza le fasce deboli,

le toglierà mezzi e risorse per tutelare l’ ambiente, costringerà i cittadini a dire che era meglio quando c’ era la camorra». «E invece non viene usato», lamentava la missiva: «perché lo Stato, ora, chiede che sia rispettata la legge sugli abusi edilizi senza badare al contesto. Non sempre edificante e che la sua assenza, da sempre, ha contribuito

a creare. Vuole demolire, demolire e ancora demolire. Ci sono oltre 200 strutture abusive da abbattere: molte sono semplici “scheletri”, opere incompiute, solai e pilastri di cemento armato. Da demolire subito qui e ora. Ma nel conteggio di quello che «deve andare giù» figurano pure decine di camerette dove dormono e giocano bambini, scrivanie dove studiano, tavoli dove mangiano. Ci sono pareti e tetti che per tanti cittadini rappresentano le uniche abitazioni, costruite quando non c’ era un piano regolatore (a Casale è stato approvato solo nel 2006), messe in piedi nei fine settimana, quando chi sarebbe andato a viverci non era impegnato nei cantieri dei “padroni”, i camorristi; e, rinunciando al riposo, pietra su pietra realizzava quei nidi. L’ abusivismo edilizio per Casal di Principe rischia di diventare una malattia letale. E se Casale “morirà” di nuovo è perché per anni lo Stato ha chiuso gli occhi»

«La richiesta», concludeva Ferrauiolo, «è che si possa capire il contesto particolare del “triangolo della morte” di Casal di Principe e non far tornare quei tempi. Non trovare un nuovo don Peppe Diana a terra nel sangue. Non chiediamo provvedimenti assolutori ma di far sì che la rivoluzione positiva di Casal di Principe si compia. Lo dobbiamo al tanto sangue innocente versato, almeno; e ai bambini che abitano in queste case. Noi sposiamo in pieno il lavoro di Renato Natale a Casale».

E don Antonio Rizzolo aveva risposto: «Speriamo che il buon senso a cui fai appello possa far breccia nelle istituzioni, in particolare nel Governo, perché si trovino provvedimenti adeguati e specifici che possano evitare un’ applicazione soltanto formale della legge che, nel contesto specifico, sarebbe soltanto dannosa. Dando ragione alla locuzione latina Summum ius, summa iniuria, il massimo del diritto è il massimo dell’ ingiustizia. Don Peppe Diana protegga dall’ alto con la sua intercessione, ancora una volta, il suo popolo e la sua città, per i quali ha donato la propria vita».

(Nella foto in alto, la ministra Mara Carfagna con il sindaco di Casal di Principe, Renato Natale)

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Il post del giornalista Enrico Fierro
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