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Abusi, il cardinale Marx offre al Papa le dimissioni e scuote la Chiesa

L’ arcivescovo di Monaco di Baviera ammette errori a livello personale ma denuncia la «crisi sistemica» emersa con la «catastrofe» della pedofilia nelle comunità dei credenti, denuncia che alcuni «rifiutano qualsiasi tipo di riforma e innovazione» e caldeggia il percorso sinodale come «punto di svolta»: «La Chiesa è a un punto morto»


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Assunzione di responsabilità per le mancanze personali e per il «fallimento di sistema» degli abusi sessuali sui minori, ben oltre la Germania. Denuncia del fatto che c’ è chi, nonostante la «catastrofe», ancora rifiuta «qualsiasi tipo di riforma e innovazione. E una scossa, udita forte e chiara in Germania ma anche a Roma, a proseguire con il percorso sinodale, tutt’ altro che in rottura con la Sede apostolica, ma determinato a porre alcuni nodi fondamentali che finora sono stati elusi. E’ con questa posizione che il cardinale Reinhard Marx, allievo di Benedetto XVI e ora uno dei più stretti collaboratori di Francesco, ha rassegnato a sorpresa le proprie dimissioni da arcivescovo di Monaco di Baviera nelle mani del Papa, che si riserva di decidere se accettarle.

Il 21 maggio scorso, il cardinale Marx è stato ricevuto da Bergoglio, e gli ha consegnato una lettera con le proprie dimissioni. «Il Papa Francesco mi ha ora comunicato che questa lettera potrà essere pubblicata, e che potrò continuare a svolgere il mio servizio in qualità di arcivescovo finché il Santo Padre non avrà preso una decisione in merito», ha reso noto lo stesso Marx.

Nato 68 anni fa, vescovo a Treviri dal 2001, nominato nel 2007 a Monaco di Baviera dal suo predecessore e mentore, Joseph Ratzinger, che nel 2010 lo elevò alla dignità cardinalizia, tra gli applausi dei numerosi pellegrini bavaresi che lo accompagnavano nella basilica di San Pietro, Marx è un pezzo da novanta del pontificato di Bergoglio, che lo ha voluto sia nel consiglio dei cardinali che lo coadiuvano nella riforma della Curia romana e nel governo della Chiesa mondiale, sia a capo del Consiglio vaticano per l’ Economia, incarichi che tuttora ricopre. Nel corso del tempo non era mancato qualche malinteso, non tanto col Pontefice quanto con i suoi collaboratori romani, in particolare quando, a ridosso dell’ avvio del percorso sinodale (dicembre 2019), una lettera del cardinale Marc Ouellet, prefetto della congregazione dei Vescovi, accompagnata da una valutazione giuridica a firma del presidente dei Testi legislativi, monsignor Filippo Iannone, esprimevano una certa apprensione per il rischio che il consesso tedesco volesse affrontare questioni fondamentali di competenza della sede apostolica. Un avvertimento a cui fece seguito, a giugno del 2019, una lettera «al popolo di Dio che è in cammino in Germania» con la quale papa Francesco in persona metteva in guardia dal rischio ricercare «risultati immediati che generino conseguenze rapide e mediatiche, ma effimere per mancanza di maturazione o perché non rispondono alla vocazione alla quale siamo chiamati».

 

Nella lettera di dimissioni, il cardinale Marx spiega: «Indubbiamente la Chiesa in Germania sta attraversando dei momenti di crisi. Certamente vi sono molti motivi – anche oltre la Germania in tutto il mondo – che qui non ritengo dover elencare dettagliatamente. Tuttavia, la crisi viene causata anche dal nostro personale fallimento, per colpa nostra. Questo mi appare sempre più nitidamente rivolgendo lo sguardo sulla Chiesa cattolica in generale e ciò non soltanto oggi, ma anche in riferimento ai decenni passati. Mi pare – e questa è la mia impressione – di essere giunti ad un “punto morto” che, però, potrebbe diventare anche un punto di svolta secondo la mia speranza pasquale. La “fede pasquale” vale anche per noi vescovi nella nostra cura pastorale: chi vuole vincere la sua vita, la perderà; chi la perderà, la vincerà! Sin dallo scorso anno sto riflettendo sul suo significato per me personalmente e – incoraggiato dal periodo pasquale – sono giunto alla conclusione di pregarLa di accettare la mia rinuncia all’ ufficio di arcivescovo di Monaco e Frisinga. Sostanzialmente per me si tratta di assumersi la corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’ abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni. Le indagini e le perizie degli ultimi dieci anni mi dimostrano costantemente che ci sono sati sia dei fallimenti a livello personale che errori amministrativi, ma anche un fallimento istituzionale e “sistematico”. Le polemiche e discussioni più recenti hanno dimostrato che alcuni rappresentanti della Chiesa – sottolinea il porporato tedesco – non vogliono accettare questa corresponsabilità e pertanto anche la correità dell’ Istituzione. Di conseguenza rifiutano qualsiasi tipo di riforma e innovazione per quanto riguarda la crisi legata all’ abuso sessuale. Io la vedo decisamente in modo diverso. Due sono gli elementi che non si possono perdere di vista: errori personali e fallimento istituzionale che richiedono cambiamenti e una riforma della Chiesa. Un punto di svolta per uscire da questa crisi può essere, secondo me, unicamente quella della “via sinodale“, una via che davvero permette il “discernimento degli spiriti“, così come Lei ha sempre sottolineato e scritto nella Sua lettera alla Chiesa in Germania. Sono un prete da quarantadue anni e vescovo da quasi venticinque anni, venti dei quali sono stato Ordinario di una grande diocesi. Avverto con dolore quanto sia scemata la stima nei confronti dei vescovi nella percezione ecclesiastica e secolare, anzi, probabilmente essa ha raggiunto il suo punto più basso. Per assumersi della responsabilità, secondo il mio punto di vista, non è sufficiente reagire soltanto nel momento in cui si riesce ad individuare, sulla base degli atti, chi sono i singoli responsabili e quali i loro errori ed omissioni. Si tratta, invece, di chiarire che noi in quanto vescovi vediamo la Chiesa come un suo insieme. Inoltro non è possibile relegare le rimostranze semplicemente al passato e ai funzionari di allora e in tal modo “seppellirle“. Personalmente – precisa Marx – avverto la mia colpa e la corresponsabilità anche attraverso il silenzio, le omissioni e al troppo peso dato al prestigio dell’ Istituzione. Soltanto dopo il 2002 e, successivamente, in modo più intenso dal 2010 sono emersi i responsabili degli abusi sessuali. Tuttavia, questo cambiamento di prospettiva non è ancora giunto al suo compimento. La trascuratezza e il disinteresse per le vittime è stata certamente la nostra più grande colpa in passato».

Il cardinale Marx non risulta, per ora, responsabile di particolari negligenze. Nelle scorse settimane ha rinunciato ad una onorificenza che il presidente della Repubblica federale tedesca Frank Walter Steinmeier gli aveva assegnato perché un’ associazione di vittime aveva ritirato fuori una vicenda relativa agli abusi sessuali di cui sarebbe vittima una donna, messa incinta da un prete della diocesi di Treviri all’ epoca in cui Marx ne era arcivescovo. Se l’ arcidiocesi di Colonia è appena stata travolta da un’ indagine sugli abusi sessuali sui minori, tanto che il papa ha inviato una visitazione apostolica, poi, anche a Monaco e Frisinga sarebbero in corso accertamenti sui decenni passati e i risultati sarebbero attesi, scrive la stampa tedesca, in estate. Ma il cardinale Marx ha chiarito, nel corso di un punto stampa, che non è questo il punto della sua decisione.

La mossa di Marx sembra essere, al tempo stesso, una assunzione delle colpe collettive da parte di uno degli uomini che ha una responsabilità oggettiva nella guida della Chiesa tedesca negli ultimi decenni, e una scossa all’ immobilismo in cui, in Germania e a Roma, rischia di finire il tentativo di riforme.

 

Il percorso sinodale tedesco, in particolare, nasce dopo che uno studio indipendente, commissionato dall’ episcopato e condotto dalle università di Mannheim, Heidelberg e Giessen sugli abusi sessuali avvenuti nella Chiesa cattolica in Germania tra il 1946 e il 2014 registrò che 3.677 minori erano stati abusati sessualmente da parte di 1.670 preti o religiosi. Bisogna discutere, commentarono i vescovi a caldo, delle «sfide specifiche della Chiesa cattolica, come il problema del celibato sacerdotale e i vari aspetti della morale sessuale cattolica». Da lì la convocazione del «percorso sinodale», insieme all’ associazione dei laici tedeschi (il Zentralkomitee der Deutschen Katholiken) che ha messo a tema in particolare quattro temi, discussi in altrettanti forum: «Autorità, partecipazione e separazione dei poteri», «morale sessuale», «forma di vita presbiterale» e «donne nei ministeri e negli uffici della Chiesa». Un dibattito – che si è mostrato particolarmente critico nei confronti di Roma ad esempio sulla questione della benedizione delle coppie gay o sul ruolo delle donne – che ha spaventato più d’ uno, a Roma e in Italia, nonché tra i settori conservatori tedeschi. Al punto che c’ è chi ha addirittura gridato al rischio di scisma. «Che ci sia un po' di preoccupazione a Roma in Vaticano mi sembra chiaro, ma che si possa parlare di scisma mi sembra esagerato», ha commentato recentemente Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’ Egidio. «In Europa non è la Chiesa tedesca quella che brucia di più: non voglio dare l'Oscar ma per esempio la Chiesa francese ha problemi molto più gravi. La tedesca è quella in cui si discute di più: io credo che la discussione è un fatto positivo».

 

Fatto sta che le resistenze, le critiche, i malintesi con Roma in questi mesi non sono diminuiti, anzi. Il cardinale Marx già mesi fa ha rinunciato a ricandidarsi alla testa della conferenza episcopale, guidata ora dal vescovo di Limburgo, mons. Georg Baetzing. Adesso offre al Papa il passo indietro dalla sede di Monaco e Frisinga. «A seguito del progetto scientifico sull’ abuso sessuale sui minori commissionato dalla Conferenza Episcopale Tedesca nel duomo di Monaco ho affermato che abbiamo fallito, ma chi è questo “noi”? Certamente ne faccio parte anch’ io. E questo significa che devo trarre delle conseguenze personali. Questo mi è sempre più chiaro. Credo che una possibilità per esprimere la mia disponibilità ad assumermi delle responsabilità sia quella delle mie dimissioni. In tal modo probabilmente potrò porre un segnale personale per nuovi inizi, per una nuova ripartenza della Chiesa e non soltanto in Germania. Voglio dimostrare che non è l’ incarico ad essere in primo piano, ma la missione del Vangelo. Anche questo fa parte della cura pastorale. Pertanto – ha scritto Marx al Papa – La prego vivamente di accettare le mie dimissioni. Continuerò con piacere ad essere prete e vescovo di questa Chiesa e continuerò ad impegnarmi a livello pastorale sempre e comunque Io riterrà sensato ed opportuno. Vorrei dedicare gli anni futuri del mio servizio in maniera più intensa alla cura pastorale e impegnarmi per un rinnovamento spirituale della Chiesa, così come Lei instancabilmente ammonisce. Oboedientia et Pax e oremus pro invicem». Firmato: «Il Suo obbediente Reinhard Card. Marx Arcivescovo di Monaco e Frisinga».

 

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