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«A Parigi ho deciso di diventare prete»

La storia di don Umberto Rotili, parroco a Fabriano. Era partito per una vacanza. Ma nell'estate 1997 l'incontro internazionale dei giovani con papa Wojtyla, organizzato nella capitale francese, ha rivoluzionato la sua vita. Rientrato in Italia, è entrato in seminario.


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Giornata mondiale della gioventù di Parigi, 1997. Una vacanza con gli amici del gruppo di Azione cattolica,una settimana nella capitale francese a basso costo. Divertimento e svago, senza nessun altro pensiero. Invece, l’ incontro mondiale si trasforma in una rivoluzione. Stravolge completamente la sua vita, in modo inaspettato. Così, don Umberto Rotili, 37 anni, sacerdote di Fabriano in provincia di Ancona, racconta come ha scoperto la sua vocazione sacerdotale. «Era la prima volta che partecipavo a un evento di fede di quella portata. Fino a quel momento ero stato sempre chiuso nel mio alveo cittadino.L’ incontro di Parigi mi ha aperto gli occhi su una Chiesa diversa da quella che io conoscevo e immaginavo».

Prima di partire, aveva appena cambiato facoltà universitaria: «Da Farmacia – ero iscritto al terzo anno – ero passato a Scienze biologiche, perché il mio sogno era insegnare chimica e biologia nelle scuole. Poi, a Parigi mi sono immerso in un’ esperienza bellissima di Chiesa. Un impatto dirompente. Non ricordo tanto le catechesi. Mi sono rimaste impresse, quelle sì, la veglia notturna e la Messa conclusiva. Ricordo papa Wojtyla e le sue parole: il pensiero di partecipare a un progetto così grande e coinvolgente ha acceso una luce dentro di me». Una volta tornato dalla Francia, tutto quello che prima per lui era chiarissimo,non lo era più. «Non sapevo più cosa volevo e perché lo stavo facendo. Così, ho rimesso in discussione gli obiettivi della mia vita. Piano piano è venuta maturando dentro di me un’ idea, che però io rifiutavo:diventare sacerdote fino a quel momento non era stata affatto l’ aspirazione della mia vita, non era ciò che io volevo o cercavo. Ho vissuto un periodo di profondo tormento. Poi, nell’ arco di appena un mese, sono arrivate le risposte. Nel momento in cui ho riconosciuto la verità, tutto si è chiarito. Da quel momento le porte si sono aperte da sole, con semplicità».

Oggi, don Umberto è parroco in due frazioni di Fabriano, dirige l’ ufficio perla Pastorale giovanile diocesana, è assistente diocesano dell’ Azione cattolica giovani e ragazzi.
Dopo Parigi, ha partecipato a tutte le Gmg, tranne quella di Toronto. Sarà anche a Rio, con un gruppo di dieci ragazzi. Due anni fa, è riuscito a dare un aiuto finanziario ai giovani in partenza per la Gmg di Madrid grazie ai ricavi di un musical ideato e scritto da lui, Dove sei? Nel frattempo, ha ideato un altro musical, Face – i testi sono stati scritti da lui, le musiche da Matteo Volpotti – con la partecipazione di 130 ragazzi della Pastorale giovanile: «Parla del disagio giovanile visto dall’ interno, dal punto di osservazione dei ragazzi. L’ abbiamo presentato a Fabriano, a settembre speriamo di portarlo anche altrove».

Quest’ anno don Umberto festeggia dieci anni di sacerdozio. «Guardando indietro, dico che ho fatto tutto come un incosciente. Nel giro di un mese ho lasciato la famiglia, gli studi, sono entrato in seminario, ho rivoluzionato la mia vita. Ma la vocazione sacerdotale è un po’ come quando uno si innamora. E oggi provo una gioia immensa. Ho l’ assoluta certezza di avere trovato la mia strada».

Giulia Cerqueti

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