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«Grazie al Papa, a nome delle donne che hanno abortito»

Giovanni Ramonda, responsabile generale della Comunità fondata da don Benzi, ha accolto con gioia quanto espresso dal pontefice nella lettera apostolica "Misericordia et misera": «Le donne che incontriamo non sanno darsi pace per aver abortito. Con questo messaggio il Papa dice loro che Dio è sempre pronto ad abbracciarle e a riaccoglierle»


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«L'allargamento a tutti i sacerdoti della possibilità di assolvere dal peccato di aborto, voluto da Papa Francesco, è una bella notizia soprattutto per le tante donne che incontriamo e che non sanno darsi pace per aver abortito».  Giovanni Paolo Ramonda, Responsabile generale della Comunità di don Oreste Benzi, così ha commentato l'annuncio dato dal Papa in occasione della presentazione della lettera apostolica «Misericordia et misera».

   Ramonda è intervenuto durante la"preghiera pubblica per la vita nascente" che si tiene tutti i giovedì, dal 2000, alle 6.50 al Policlinico di Modena, in presenza dell'Arcivescovo di Modena, monsignor  Erio Castellucci. «Le donne che incontriamo non sanno darsi pace per aver abortito, anche quando lo hanno fatto a causa di gravi difficoltà. Con questo messaggio il Papa dice loro che Dio è sempre pronto ad abbracciarle e a riaccoglierle, perché una rinascita è sempre possibile», ha spiegato il responsabile della Comunità, che da sempre è impegnata nel sostegno delle donne in difficoltà nel portare avanti una gravidanza. Nel 2015 sono state 499 le situazioni seguite dall'associazione: nel 47% dei casi donne italiane, nel 53% straniere. Oltre la metà (55%) delle donne gestanti incontrate, stava valutando di abortire, ma due su tre, una volta che è stato offerto loro un aiuto, hanno scelto di tenere il bambino. Dato che sale al 73%, dunque 3 casi su 4, se consideriamo i dati relativi all'Emilia Romagna, dove si concentra la maggior parte degli interventi dell'associazione in questo settore.

  “Spesso – osserva  Ramonda - il ricorso all’ aborto è legato a storie di emarginazione, di povertà, di pressioni nei confronti delle donne da parte di familiari e a volte anche del datore di lavoro. È su questo che dovremmo concentrarci, per trovare strumenti davvero efficaci che garantiscano a tutti il primo diritto umano, che è quello di nascere».  L’ associazione ha dimostrato in  tantissimi casi, ormai, che quando le donne trovano ascolto e aiuto, vince la vita. Anche per questo “La Papa Giovanni XXIII” aveva lanciato all’ inizio del Giubileo straordinario un appello  per una moratoria sull’ aborto. “Si potrebbero salvare centomila vite all’ anno”.

Monsignor Erio Castellucci si è rivolto alle persone presenti, circa un centinaio, riunite nella cappella dell'ospedale, richiamando all'impegno dei credenti: «Esiste, nella nostra società, un affievolimento della coscienza su questo tema; è possibile contrastarlo in modo evangelico attraverso la testimonianza e la preghiera. L'attentato contro la vita, in particolare quella indifesa ed innocente, è un peccato gravissimo. Noi cristiani dobbiamo mantenere viva la coscienza negli uomini. Il grado di civiltà di una società non è dato dal progresso tecnico ma dal rispetto della vita, specialmente quando è debole».

“Le preghiere per la vita nascente” sono momenti che la Comunità Papa Giovanni XXIII promuove di fronte agli ospedali in cui si praticano gli aborti. Don Oreste Benzi lancio l'idea negli anni '90 di fronte all'ospedale di Rimini, come forma di vicinanza ai bimbi che stavano per essere abortiti, e come occasione di sensibilizzazione per la società. A Modena nel Policlinico cittadino vengono abortiti 12 bimbi ogni settimana, 650 in un anno.

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don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII
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