Fame, distruzione, colera: l'inferno di Haiti dopo l'uragano Matthew

Quasi due settimane dopo il passaggio del violento ciclone caraibico, il Paese è allo stremo: mancano cibo, acqua potabile, elettricità. Ed è alto il rischio di epidemie. Le Ong della Focsiv hanno lanciato un appello per una risposta immediata ai bisogno della popolazione (foto Reuters).

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Le immagini Reuters catturano scene di disperazione, miseria, abbandono. Decine e decine di persone ammassate, con le braccia tese, in attesa di ricevere cibo e aiuti umanitari. Edifici rasi al suolo, desolazione, sporcizia, morte. Dopo quasi due settimane dal passaggio di Matthew, il violento uragano che ha colpito il Mar dei Caraibi fino al Sud degli Stati Uniti, Haiti è un inferno. Le vittime sono quasi 900. La zona del Paese che ha subìto i danni e le devastazioni maggiori è quella occidentale: nella cittadina di Jérémie, 30mila abitanti, l'80% degli edifici è stato raso al suolo. Raccolti, campi coltivati, fattorie, allevamenti di bestiame sono andati perduti. In condizioni igienico-sanitarie disastrate e penuria di acqua potabile, il pericolo maggiore è il colera: a Jérémie e a Port-à-Piment Medici senza frontiere ha trovato diversi casi di persone che hanno contratto l'infezione. Le Ong associate alla Focsiv che operano ad Haiti hanno lanciato un appello congiunto perché si dia una risposta immediata ai bisogni della popolazione allo stremo. I volontari si sono immediatamente attivati per fronteggiare l'emergenza della malnutrizione, del colera e di altre malattie e la ricostruzione delle case. Ma il lavoro da compiere per cercare di risollevare il Paese più povero dell'America latina - già flagellato dal terremoto del 2010 - è immane. Nei giorno dopo il ciclone, papa Francesco ha dato il suo contributo inviando, attraverso il Pontificio Consiglio Cor Unum, 100mila dollari per la prima fase dell'emergenza. 

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