Procida: Graziella? Si chiama Marianne e viene dal Camerun

Il ruolo di una delle principali protagoniste della tradizionale Sagra del mare, all'inizio di agosto, è stato affidato a una piccola migrante, che ha indossato i preziosi abiti antichi. «Questa è da sempre terra che accoglie, per noi è naturale», dice Nico Granito, assessore alla cultura.

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Batte le mani felice la piccola Marianne, tre anni, mentre la folla risponde al suo ciao con un applauso che la stringe in un grande abbraccio. Con Haoua, 16 anni, la sorella maggiore, il 5 agosto ha aperto il corteo della Sagra del mare di Procida, indossando uno degli abiti da Graziella che ogni procidana sogna di vestire almeno una volta nella vita. Terra di marinai, di uomini e donne che conoscono e rispettano il mare e le sue leggi, l’ isola, che ha circa 10mila abitanti, ha accolto nel marzo scorso 34 rifugiati e richiedenti asilo, affidati alla cooperative Less, nell’ ambito del progetto Sprar. Provenienti dal Camerun, arrivate nei barconi a Lampedusa, le due sorelle, con la mamma Aicha, a marzo sono sbarcate a Procida. Isola che, in occasione della tradizionale Sagra del mare, a inizio del mese di agosto, le ha festeggiate simbolicamente facendo loro indossare i preziosi abiti antichi. «Questa è da sempre terra che accoglie, per noi è naturale», dice Nico Granito, assessore alla cultura. Camicia di lino, cappottino in seta intessuto di fili d’ oro, corpetto aperto avanti ricamato con i simboli del mare e della fertilità, crespo a raccogliere i capelli, preziose ciabattine dalla foggia orientale: rari e delicati, i vestiti da Graziella che le famiglie procidane si tramandano da centinaia di anni, raccontano dei rapporti commerciale con l’ Oriente ottomano, degli scambi culturali tra le due sponde del Mediterraneo. La “Graziella”, che dà il nome alla sagra, è la protagonista del libro dello scrittore francese Alphonse de Lamartine, il quale, durante un viaggio in Italia, resta colpito dal golfo di Napoli e, in particolare, dall'isola di Procida, e dalle sue donne dagli occhi neri e dalle lunghe trecce. Graziella, che nel drammone ottocentesco si lascia morire d’ amore per la partenza del suo amato, diventa così simbolo della bellezza mediterranea e dell’ accoglienza dello straniero. Haoua e la sorellina non hanno partecipato alla gara - perché per regolamento al concorso sono ammesse solo ragazze tra i 14 e i 16 anni procidane di nascita - , ma sono state coccolate dalle sette aspiranti Grazielle (per la cronaca è stata premiata Maria Vittoria Sasso) e della signora Assunta Vignali,che in passato ha vinto il concorso e oggi si prende cura della vestizione delle Grazielle. Passata la festa, si guarda ai prossimi mese. Dopo aver indossato i vestiti che raccontano la storia dell’ isola, per le due africane l’ ingresso a scuola sarà un ulteriore mattone nella costruzione di una nuova vita, nel porto sicuro di un’ isola che, in piccole storie come questa, dà una lezione su come fronteggiare tempeste e marosi.

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