Dai post it alla lite Bindi-Serracchiani, in scena la Leopolda di governo

Pubblicità

Mentre a Roma sfila la Cgil insieme a una parte del Pd e Sel per protestare contro il jobs act e le politiche sul lavoro del governo, alla Leopolda di Firenze va in scena la fortunata kermesse renziana, la prima da quando il suo inventore è a Palazzo Chigi. Ed è difficile vedere e capire chi, o che cosa, tenga insieme queste due “piazze” della sinistra italiana. A Firenze c'è il finanziere Serra che dice che lo sciopero non è un diritto ma un costo e invoca un jobs act ancora «più duro». Poi sfilano gli alfieri del made in Italy, da Bertelli a Farinetti al re del cashmere Brunello Cucinelli. Da Roma Epifani, ex segretario della Cgil, chiosa: «Ho scelto Roma, non ce la faccio ad andare alla Leopolda, che comunque considero interessante. Il problema è come il Pd possa tenerla insieme con una piazza in cui la maggioranza l’ha votato». Renzi, a fine serata ribatte: «Quando ci sono manifestazioni come queste non c'è da dire nulla ma ascoltare una piazza bella, importante. Ci confronteremo, ma poi andremo avanti, non è pensabile che una piazza blocchi paese. Sono due anime diverse ma rispettabili un grande partito ha il dovere di avere opinioni diverse. Io sono stata minoranza e non sono scappato e poi quando ho vinto il congresso le parti si sono invertite». «Penso che più imbarazzante della contro manifestazione della Leopolda non ci sia niente», ha detto Rosy Bindi, presente al corteo del sindacato che ha nche polemizzato in diretta su Sky con Debora Serracchiani alla quale ha detto che «è chiaro che con la Leopolda si vuole fare un altro partito» perché «la dirigenza composta dal segretario, da due vicesegretari e da mezzo governo sceglie di discutere di futuro ad una manifestazione finanziata da imprenditori e finanzieri dove il simbolo del Pd neppure compare»

Pubblicità