Rito romano
Fabio Rosini

XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) - 11 Novembre 2018

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ECCO QUANDO DAVVERO SI ASSAGGIA L’ AMORE

«In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Marco 12,38-44
   

Nel Vangelo di questa domenica ci sono due figure contrapposte; da una parte gli scribi vestiti in lungo e riveriti sui red carpet di banchetti e liturgie, dall’ altra una miserabile vedova mendicante. Le caratteristiche di questi due sono la voracità degli opulenti religiosi e la generosità della povera laica.

Gli atti principali degli scribi sono: ricevere saluti, avere i primi seggi, divorare le case delle vedove e pregare per farsi vedere.

È un modo d’ essere a una sola direzione: verso l’ ego. Il look ossessivo, i ruoli e i riconoscimenti bramati, e un “io” famelico che sbrana la vita. Per il canale della religione. C’ è da rabbrividire.

Dicono che il Vangelo di Marco sia stato scritto a Roma, probabilmente per raccogliere la predicazione di Pietro, il primo degli apostoli.

Ma che gliene importava agli uditori cristiani dell’ atteggiamento degli scribi israelitici? Un reperto archeologico della vita di Gesù? Niente affatto. Questo è Vangelo, questo parla a ogni uditore di ogni epoca.

Questi scribi sono una deriva permanente del religioso, e dell’ umano in genere. Il rischio di cedere a un ego vorace, che usa tutto pur di sfamare il suo vuoto, a ben vedere, ci tocca tutti. Sta sempre lì, accovacciato in sacrestia, nei seminari, nel consiglio parrocchiale, nel gruppo di preghiera. Tutto l’ annuncio cristiano che scivola in superficie e sotto c’ è un cuore descritto in Proverbi 30,15: «La sanguisuga ha due figlie: “Dammi! Dammi!”».

Un cuore da sanguisuga. È descritto nel Vangelo perché dobbiamo guardarcene, e dobbiamo guardarcene perché è latente in tutti noi, nelle cose irrisolte che ci portiamo dentro, nei compromessi che lasciamo stabilire con le nostre omissioni, nella trasandatezza spirituale che è forse il male peggiore e più diffuso nel clero e nei battezzati.

Allora capiamo cosa sia questa vedova povera: è la via d’ uscita, è la strada per non scivolare nell’ oscenità degli scribi di questo Vangelo.

VITA CONSEGNATA. La via d’ uscita è fare l’ atto di questa vedova rispetto al tesoro del Tempio. Questo tesoro veniva finalizzato al culto e ai poveri, ossia a Dio e al prossimo; mentre tutti vi gettano il superfluo, ossia è quel che non implica rischi, quel che se lo fai o no non ti cambia molto, la povera getta «tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». Ossia si gioca tutto. Consegna la sua vita. Va notato: avendo due spiccioli, li getta entrambi. Poteva tenerne almeno uno…

Chiunque voglia salvarsi dal cuore di sanguisuga sappia cosa fare: toccarsi sul necessario. Non sul superfluo, sennò è acqua fresca. Ci sono le chiese piene di gente che non si è buttata una sola volta dalla parte di Dio con tutto il peso, ma ha solo piluccato qua e là qualcosa dalla fede cristiana. E anche con il prossimo: finché l’ altro non vince la concorrenza con il mio necessario è solo periferia del mio cuore. Un’ altra relazione da poco.

È quando per Dio o per il prossimo si tocca quel che veramente è vitale che si assaggia l’ amore. Allora il cuore non è più una voragine. È libero.



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