Rito romano
Fabio Rosini

XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) - 23 Settembre 2018

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VIVERE COME BAMBINI NELLE BRACCIA DEL PAPÀ

Preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Marco 9,30-37
  

«Il Figlio dell’ uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». In genere siamo colpiti dalla prima parte di queste parole, quella tragica, e lasciamo andar via l’ annuncio della Risurrezione. Ma in un viaggio quel che conta è la destinazione, non il tragitto di per sé. Un percorso – non importa quanto interessante o comodo sia – che ‚finisce nel disastro o nella morte, è un viaggio sbagliato. Invece la via buona è quella che porta alla vita, e può implicare dolore e austerità. La strategia di Dio conduce attraverso la realtà, talvolta anche molto amara, alla vita piena. Come il parto, che in sé è doloroso ma è l’ inizio della vita. I discepoli, non comprendendo l’ esito, non accettano il tragitto che Cristo prospetta. Infatti negli annunci di Gesù del suo percorso verso la risurrezione c’ è regolare reazione di estraneità e rifiuto.

Nel nostro caso troviamo un tipo ben preciso di incomprensione da parte dei discepoli: mentre Gesù aveva parlato loro della sua umiliazione in obbedienza al Padre, della sua sofferenza che conduce alla vita, loro si erano messi a discutere su chi di loro fosse il migliore. È uno scontro frontale tra due visioni estranee.

La mentalità umana è, per l’ appunto, umana, e quindi fragile e minacciata dal nulla; patisce per natura la paura della sofferenza e del vuoto. Questo terrore primordiale impone di vivere difendendo la propria incolumità e cercando di assicurare la propria identità. Questo porta all’ orrore di essere secondari e la discussione tra i discepoli su chi sia il più grande nasce da questa mentalità. Il desiderio di vincere, di essere il primo, di essere il più grande, è lo sforzo di esorcizzare la miseria del nostro essere.

Se non guardo a Dio e non mi abbandono al suo amore, allora devo trovare altrove il mio spessore, creando classi‚ficazioni in cui mi dimostro, in un modo o nell’ altro, al di sopra di qualcun altro. E così gareggio, o sparlo dei rivali, o mi ossessiono sui miei risultati. Questo di certo non porta alla vita vera.

IL SEGRETO DI CRISTO. Cristo non ha bisogno di queste strategie perché la sua esistenza è radicata nel Padre che è la vita. Il suo segreto è sapere che la vita viene dal Padre e a Lui ritorna. Gesù dice: «Il Figlio dell’ uomo sarà consegnato nelle mani degli uomini», ma sa che non è soggetto in modo permanente alle mani degli uomini ma a quelle di Dio. Gli uomini potrebbero ucciderlo, ma il Padre lo restituirà di nuovo alla vita.

Dobbiamo lasciarci inondare da questa luce. Il Padre non ci abbandona, e il sentiero della vita non è quello dell’ ossessione del vuoto, ma un percorso in cui il vuoto diventa il luogo dell’ abbandono alla Provvidenza.

Consegniamoci a Dio nelle cose che ci causano angoscia, riconoscendo che le pulsioni della rivalità e dell’ autoaffermazione sono scorciatoie che non conducono da nessuna parte.

Si tratta di vivere come bimbi nelle braccia del papà, come «il Figlio unigenito, che è sul petto del Padre» (Gv 1,18).



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