Rito romano
Fabio Rosini

XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) - 24 settembre 2017

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INSEGNACI, SIGNORE, A SEGUIRE LE TUE VIE

«Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?».

Matteo 20,1-16
   

Continua la catechesi che da qualche domenica la liturgia della Parola ci propone per presentarci un’ immagine corretta di Dio, che ci aiuti ad avere con lui un rapporto più profondo e rigenerante. Nostro catechista è Gesù che, attraverso gesti e parole, ci aiuta a incontrare e a comprendere chi è il Dio in cui crediamo.

Oggi, attraverso la parabola del padrone che esce in piazza e chiama a più riprese a lavorare per lui, per poi scegliere di dare uguale ricompensa per un lavoro diseguale, Gesù ci presenta il sorprendente modo di agire di Dio. Un modo di agire tanto inatteso da provocare il forte disappunto degli ascoltatori. Questa mormorazione assomiglia tanto al nostro modo di reagire quando ci accorgiamo che il Signore fa breccia nel cuore di uomini e donne che noi riteniamo dei “poco di buono”. A essere messa in crisi dal Vangelo di oggi è la nostra pretesa di imporre a Dio le nostre misure e i nostri criteri di giudizio. Egli non sopporta la presunzione di chi pensa di poter accampare davanti a lui meriti e pretese.

UN DIO A NOSTRA IMMAGINE. Una tentazione sempre in agguato, dunque, quella di crearci un Dio a nostra immagine e somiglianza, che perdona quando noi decidiamo di perdonare e che condanna quando noi decidiamo di condannare. Ma oggi è lui stesso a presentarsi a noi, invitandoci («Cercate il Signore…») a familiarizzare con lui e ad acquisire il suo stile, quello di un Dio che è continuamente alla ricerca degli uomini e delle donne per invitarli nella sua “vigna”, per invitarli a spendersi perché il suo progetto porti frutto.

È davvero commovente l’ immagine di questo padrone che esce a più riprese sulla piazza per “chiamare”. E lo è ancora di più se comprendiamo che Dio agisce ancora così! Egli continua a chiamare, sta a noi sintonizzarci sulla sua voce, sta a noi sentirci interpellati e decidere di metterci alla sua sequela.

OLTRE GLI SCHEMI TROPPO RIGIDI. Dinanzi al Dio di Gesù, che non smette di cercare l’ uomo e invitarlo a partecipare al suo progetto d’ amore, non sempre la comunità dei credenti reagisce aprendo il proprio cuore. Talvolta infatti il comportamento di Dio provoca mormorazione in “chi si ritiene in regola”; e può succedere che, dinanzi a un Dio che decide di chiamare chiunque e a qualsiasi ora, coloro che si autoproclamano “giusti” si lamentino. Egli sembra rifuggire dai rigidi schemi del dare per avere e del dare solo dopo aver ricevuto, sembra disattendere le strette norme nelle quali non c’ è spazio per la misericordia e per l’ accoglienza.

«Cercate il Signore…», ci viene detto oggi! Perché incontrando Dio, sperimentiamo che «le sue vie non sono le nostre vie…». Mettiamoci alla ricerca del suo volto autentico e dei suoi pensieri, senza cercare di rinchiuderlo dentro i nostri schemi tanto rassicuranti quanto ipocriti! Sarà lui a guidare il nostro cammino verso la vita vera.



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