Rito romano
Fabio Rosini

XXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) - 26 Agosto 2018

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TI SCELGO PERCHÈ TU SEI LA COSA PIÙ BELLA

Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Giovanni 6,60-69

Vivere è optare. Ogni atto implica la rinuncia ad altre attività. Scegliere, a pensarci bene, non capita in alcune occasioni specfiche, ma è un’ attività necessaria in tutte le circostanze, connota ogni situazione umana.

Molte scelte sono inconsapevoli, ma non sono meno significative. Si può capire profondamente una persona proprio per quelle preferenze che esprime inavvertitamente e per quei moventi impliciti colti attraverso i particolari rubati ai suoi atti non intenzionali.

Altre scelte sono consapevoli. Queste, spesso, sono faticose. Perché sono pericolose. La loro pericolosità consiste nel fatto che ci definiscono, ci marchiano. Questa cosa fa così paura che alcuni scialacquano la loro vita intera come il pomeriggio di una domenica passato a decidere come divertirsi senza riuscire a farlo. C’ è un’ area di parcheggio in cui si entra verso i 25 anni e talvolta prima di trovare il posto passano anche 15 anni a definirsi “giovani” – parola abusata oltre i 30, almeno secondo la biologia – anni passati a darsi il diritto di avere ancora tempo per decidere… e poi la vita sceglie per te.

Giosuè, nella prima lettura, sottopone alla tortura della scelta il popolo appena entrato nella terra di Canaan. Lo slancio della risposta sembrò sincero. Ma la storia biblica sconfessò mille volte questa veridicità. Il “sì” del popolo fu sempre ambiguo, incompleto, incostante. Anche Gesù, nel Vangelo di questa domenica, coglie l’ occasione di una crisi per far camminare i suoi discepoli sul terreno scivoloso della libertà.

A.J. Heschel, saggio ebreo, sostiene che la differenza fra il libero e lo schiavo è che lo schiavo è certo mentre il libero è incerto. Spesso il cuore umano sceglie la schiavitù di una dipendenza piuttosto che la libertà con il suo peso di insicurezza. Restare attaccati alla sicurezza delle compensazioni è da infantili, affrontare il deserto della libertà è da adulti. Un buon padre non risolve i problemi dei gli, ma insegna ai figli a risolvere i problemi. I buoni educatori sono quelli che ci hanno costretto a vivere in prima singolare. LA MIA IDENTITÀ. «Volete andarvene anche voi?», chiede infatti Gesù. C’ è una parte della mia salvezza che mi spetta, che neanche Iddio mi può sbrogliare: il mio “sì”. Nessuno lo può dire per me. Sta qui la mia identità, è qui che divento una persona, in quei “sì” detti o riutati. Vari cristiani non cercano il Dio vero, ma un rilassante emettitore celeste di precetti salva-coscienza. Bisogna prendere atto di una feconda cattiva notizia: quel dio non esiste. Il Dio vero, chiede di essere liberamente scelto e non si diverte molto con le compagnie coatte, come ogni persona di buon senso. Pietro dà una risposta illuminante: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Non ti scelgo perché devo, o perché ho paura, o perché non ho alternative, ma perché tu sei la cosa più bella, quando parli tocco la vita eterna. Tu sei il dono che Dio ci ha fatto. E chi ti lascia più?



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