Rito romano
Fabio Rosini

XXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) - 27 Agosto 2017

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FA’ CHE TI RICONOSCIAMO DAVANTI AL MONDO

Gesù [...] domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’ uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei pro­eti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

Matteo 16,13-20
   

Anche oggi la Parola di Dio ci guida in un itinerario di crescita nella fede. La storia di Sebna (prima lettura) richiama la premura con cui Dio regna sul suo popolo, attraverso guide capaci di tenere viva la sua Alleanza. Ma Sebna è infedele e Dio pronunzia nei suoi confronti parole piene d’ indignazione: «Ti toglierò la carica, ti rovescerò dal tuo posto».

È un’ indignazione sofferta, ma giustificata dal vedere un ideale, che si ama appassionatamente, maltrattato e strumentalizzato. Quante volte quella stessa indignazione potrebbe valere anche per noi, quando con le nostre scelte rinneghiamo oppure ostacoliamo l’ Alleanza tra Dio e noi, tra lui e il suo popolo?

STORIE COMPROMESSE E STANCHE. Diventiamo cattivi mediatori di quest’ Alleanza quando “uccidiamo” le nostre sane aspirazioni o intralciamo quelle degli altri; quando ciò che facciamo e diciamo è frutto esclusivo delle nostre povere storie, spesso compromesse e stanche; quando – come Sebna – all’ impegnativa bellezza della Parola di Dio preferiamo i nostri schemi e le nostre fissazioni.

Altre volte, poi, infrangiamo l’ Alleanza con Dio quando siamo incapaci di riconoscerlo negli “ultimi”, privandoli della nostra vicinanza e del nostro aiuto, oppure quando spendiamo il nostro tempo e le nostre energie per realtà totalmente estranee al Vangelo.

Ma le parole d’ indignazione, pronunziate dal Signore nei confronti di Sebna, devono anche diventare il nostro coraggioso grido di denuncia, quando attorno a noi si consumano ambizione, intrighi e tornaconti di ogni genere. Dobbiamo sempre ricordare, però, che, se autentiche, le parole d’ indignazione non sono mai frutto di presunta superiorità o autoproclamata innocenza nei confronti dei mali della storia. Piuttosto, sono quelle che nascono da una fede autentica nella presenza di Dio nella storia, quella stessa fede che Gesù stimola nei suoi discepoli (Vangelo), ponendo loro due domande: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’ uomo... E voi chi dite che io sia?».

UNA CITTÀ DI FRONTIERA. Innanzitutto è bene osservare che Gesù interroga i discepoli mentre insieme si trovano a Cesarea di Filippo, una “città di frontiera” dal punto di vista culturale, religioso, economico e politico. Quasi a indicare che le domande autentiche sulla fede non possono restare confinate ai “margini” della vita, ma devono essere capaci di incidere profondamente sulla storia umana e sugli aspetti cruciali della società.

La seconda richiesta di Gesù ai suoi – «E voi chi dite che io sia?» – va più in profondità. Essa non sopporta risposte generiche, magari attinte da testi o “autori” di moda. Essa è invece un pressante invito a uscire dall’ impersonale, dall’ anonimato, a esporsi in prima persona davanti a Dio. Pietro lo ha raccolto, rispondendo con la sua sincera professione di fede. Tocca a noi, oggi, prolungare quella risposta con la nostra vita.



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