Rito romano
Fabio Rosini

X Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) - 10 Giugno 2018

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SPALANCHIAMO IL CUORE ALLA SUA TENEREZZA

«Tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

Marco 3,20-35
  

Nel Vangelo di questa domenica i problemi per Gesù – fra chi gli dice che è fuori di testa e chi gli dice che è in combutta con Satana – vengono da congiunti o da responsabili della sua religione. Non da estranei. Fra le due critiche c’ è concordanza su un punto: quel che fa Gesù non è convincente e non ha una buona radice, o è pazzo o è indemoniato. Però... sta facendo qualcosa di bello.

I parenti dicono che ha perso la testa perché non ha il tempo di mangiare, tanta è la gente che lo circonda. Ossia: non si fa i fatti suoi. E non lo fa per amore, ma perché è pazzo. Gli scribi dicono che scaccia i demoni, ma come un trucco malefi co, come una strategia maligna. Vince il male per fare il male. E Gesù con questi non è tenero per niente, e parla fondamentalmente dell’ incompatibilità fra Dio e il male.

Questa è una tentazione perenne, un tipo di atteggiamento che portiamo in tasca, senza nemmeno accorgercene: il dubbio sul bene che ci viene da Dio, l’ incredulità che ci dà il diritto di vedere un pezzo di male nelle cose buone, di non arrenderci mai del tutto al bene, e restare scettici, sempre, comunque, a priori. Questo additivo nascosto esplode in certi momenti nel vero e proprio rifiuto sprezzante del bene.

Con questi atteggiamenti noi conviviamo, e questo Vangelo attacca questa nostra grave superficialità, perché mostra che è come convivere con un tumore latente che può portarci alla distruzione; questo non è un gattino che fa le fusa, questa è una tigre vorace. E porta alla perdizione.

Senza dubbio la frase di Gesù sul peccato imperdonabile ha il compito di darci una scossa. È il suo amore che ispira questo tono così duro. Lui, che per noi non mangia, Lui, che per noi si dà in cibo, può trovarsi di fronte a uno dei più profondi misteri umani, lì dove Dio si ferma e deve aspettare: la nostra libertà.

Al di là di mille interpretazioni che sono state date sul peccato contro lo Spirito Santo, di certo sappiamo che ci si salva per Grazia, e che la Grazia è amore e l’ amore non forza nessuno, lo si può ri fiutare, sennò non sarebbe amore ma costrizione.

IL RIFIUTO DELLA GRAZIA. Dio ci ha dato una dignità tale per cui possiamo stare di fronte a Lui come interlocutori reali, e gli possiamo dire di “no”. Altrimenti anche i nostri “sì” non avrebbero sostanza. Se si rifi uta coscientemente la grazia con piena avvertenza e deliberato consenso, non è possibile salvarsi.

Allora questo Vangelo serve a impaurirsi? No. Serve a coltivare l’ altro atteggiamento, quello che Gesù cerca di risvegliare con il suo discorso: Dio è luce e in lui non c’ è tenebra. Dio è amore, e ci si può fidare di Lui.

Pensare bene di Dio è una benedetta profi lassi dall’ autodistruzione e dal potere del maligno su di noi. Coltivare la memoria di quanto bene ci vuole, di quanto bene ci ha fatto. Altro che pazzo o indemoniato: Gesù Cristo è il Signore e in lui c’ è stato per noi un “sì!” convinto del Padre, e lo Spirito Santo mette quel suo “sì” nel nostro cuore. Spalanchiamo il cuore alla sua tenerezza. Come fece Maria con un “sì”.



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