Le regole del gioco
Elisa Chiari

Spaccio al liceo, la preside non poteva fare diversamente

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Antefatto: lo scorso 22 marzo uno studente maggiorenne è stato arrestato al liceo Virgilio di Roma, con l’ accusa di spaccio di stupefacenti. L’ episodio ha suscitato una lunga catena di reazioni d’ opposto segno: dalla dura protesta del Collettivo degli studenti del liceo contro la dirigente Irene Baldriga che ha denunciato, al  flash mob  dei dirigenti scolastici romani  per offrire un caffè di solidarietà alla collega contestata. Nel mezzo, a vari gradi, critiche o plausi da parte di studenti, docenti e genitori. Da una parte chi ha sostenuto che il gesto di chiamare la forza pubblica sia stato la negazione dell’ educazione. Dall'altra chi, al contrario, ha applaudito la dirigente per la fermezza.  

Comunque la si pensi a proposito dello stile educativo che c’ è a monte e a valle e che qui non è in questione perché non abbiamo elementi, c’ è un paletto oggettivo che aiuta a orientarsi in questa discussione e a farsi un’ idea. Questo paletto è la legge che stabilisce che nelle condizioni della dirigente del Liceo Virgilio non si poteva fare niente di diverso da quello che è stato fatto.

Per la legge italiana, infatti, il Dirigente scolastico, dal momento che esercita una funzione pubblica amministrativa, è un Pubblico ufficiale (anche gli insegnanti di scuola pubblica lo sono) e, come tale,  se, per via del suo lavoro, viene a conoscenza di un reato perseguibile d’ ufficio  (e la cessione di stupefacenti lo è) ha l’ obbligo di denunciarlo senza ritardo alle forze dell’ ordine o alla Procura della Repubblica. Se non lo fa, anche soltanto se pone tempo in mezzo, commette egli stesso un reato: l’ omessa denuncia.

Tutto questo vale per ogni notizia di reato perseguibile d’ ufficio che il dirigente apprenda nell’ esercizio o in ragione delle proprie funzioni e vale ovviamente a maggior ragione per i reati che possano consumarsi dentro la scuola a danno o per opera degli studenti, siano essi maggiorenni o minorenni.

Opinioni e distinguo in materia d'educazione, finché la legge è questa,  non possono prescindere da questo paletto:  in caso di notizia di reato a scuola si chiamano i Carabinieri o la Polizia. Poi toccherà a loro e alla giustizia indagare per stabilire le responsabilità.



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