Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Solennità di Tutti i Santi

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Lettura del Vangelo secondo Matteo (5,1-12)

In quel tempo. Vedendo le folle, il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».


Dalla Parola alla vita

Ieri Giovanni ci parlava delle «opere più grandi» che i discepoli possono compiere confidando in Gesù, che opera in loro e attraverso di loro. Queste opere – ci annuncia la solennità di oggi – sono le opere della santità. Ed è prezioso il Vangelo delle beatitudini che la liturgia oggi proclama. Rischiamo, infatti, di avere un’ idea un po’ distorta della santità. La immaginiamo come realtà un po’ tetra, faticosa, frutto di molte rinunce, ascesi, sforzi esigenti da compiere a denti stretti e a muso duro. Le beatitudini ci ricordano invece che la santità coincide con una vita felice, piena, che fiorisce in bellezza e gioia autentica

Certo, si tratta di una felicità diversa da quella che ci viene proposta dalla cultura e dal costume sociale dei nostri giorni. Non è la felicità di chi cerca il proprio vantaggio, o tenta di appagare i propri desideri accumulando beni, sensazioni, esperienze. Piuttosto è la gioia che matura dentro la verità della relazione con Dio. L’ uomo delle beatitudini riconosce il primato dell’ amore di Dio nella propria vita. Sa che la santità non è anzitutto una sua preoccupazione, da perseguire con lo sforzo della propria volontà. Piuttosto, è preoccupazione di Dio, che desidera renderci santi come lui è santo. Davanti a questo suo desiderio, dobbiamo stare come poveri, che possono accogliere tutto perché non hanno possessi personali che riempiano già la loro vita, togliendo spazio al dono gratuito di Dio.

Commento di fratel Luca Fallica



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