Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

Se la Scala Santa finisce coperta di pubblicità

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Gentile direttore, su tutta la facciata della Scala Santa a Roma c’ è una pubblicità per una marca di telefonino. L’ anno scorso ce n’ era un’ altra per una marca di scarpe. Ho chiesto a dei passanti se questo era normale! Taluni ne erano scioccati. Altri dicevano che la chiesa ha bisogno di soldi per il restauro (ma la ˆducia nella Provvidenza è scomparsa?). Inˆne, con grande sorpresa, alcuni preti ne erano addirittura indifferenti! Ma papa Francesco è al corrente di questo scempio di un luogo così sacro per la cristianità? Io non lo penso proprio. Intervenga almeno lui drasticamente, a imitazione di Cristo, per «scacciare i profanatori del tempio» e gliene saremo tutti molto grati.

GIULIANO RICCI

Un post di un utente Facebook critico nei confronti dell'affissione pubblicitaria sulla Scala Santa a Roma

Nell'immagine: un post su Facebook critico nei confronti dell'affissione pubblicitaria sulla Scala Santa a Roma

Purtroppo non è il solo caso in cui si sfruttano a Šni pubblicitari le impalcature che coprono la facciata di una chiesa in via di restauro. In questo modo, non solo si ricuperano entrate per il restauro stesso, ma si pensa di sostituire alla bruttezza delle impalcature un’ immagine più gradevole. Personalmente la ritengo una scelta sbagliata sotto tutti i punti di vista. Dà, infatti, un’ immagine commerciale a una realtà che è di natura completamente diversa, cioè a uno dei luoghi dove ci viene donata la grazia di Dio, che è appunto gratuita. Inoltre, non è detto che le impalcature siano così brutte: testimoniano comunque un lavoro di cura e miglioramento per un luogo sacro. Forse si potrebbe limitare la pubblicità al cartello con i nomi dei responsabili dei lavori e del relativo sponsor. Non so se ci siano altri vincoli che costringono a ricoprire di pubblicità i ponteggi. Mi sembra, comunque, preferibile afŠdarsi sì alla Provvidenza, chiedendo ai fedeli un contributo; ma anche sollecitare tutti attraverso un cosiddetto crowdfunding, cioè un Šnanziamento collettivo, magari attraverso la rete Internet.



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