Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

Sacerdoti che infangano il nome di Cristo

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Sono una vecchia abbonata. Vecchia specialmente per gli anni di abbonamento: ero una ragazzina cui regalarono come premio di un concorso di religione un abbonamento al vostro giornale. Ora sono nonna, per grazia di Dio. Vi scrivo sull’ onda emotiva dopo aver letto un reportage di un settimanale sui preti. Sia la copertina sia la testimonianza di un don che vuole rimanere anonimo sono di effetto, resta il fatto che spesso se ne parla anche nella nostra quotidianità. Fare discernimento deve essere un imperativo categorico per chi è preposto a vagliare le chiamate al sacerdozio. Meglio avere pochi sacerdoti che onorano il proprio ministero senza scandali che mestieranti che infangano il nome di Cristo e della santa Chiesa. Intanto preghiamo perché il Signore non ci privi di santi sacerdoti.

LAURA RUSSO

Ho letto anch’ io quell’ articolo e come te, cara Laura, sono rimasto colpito e amareggiato. È inutile negare che, benché la maggioranza dei sacerdoti e dei religiosi siano persone degnissime, ci sono anche le pecore nere. E non poche. In qualche caso si tratta di umane debolezze, ma in altri di cedimento alla mondanità e all’ idolatria, come ha detto più volte papa Francesco. Al centro non c’ è più Gesù Cristo, l’ amicizia con lui e il dono di sé ai fratelli, ma il proprio io da soddisfare. La persona si fa così travolgere dalla ricerca del piacere, del potere, del possedere. Il problema, infatti, non è solo quello del sesso, ma anche del denaro e del potere sugli altri, che diventa a volte rigidità, intolleranza, predominio. Altro che testimonianza della misericordia di Dio e della gioia del Vangelo. Che cosa fare? Hai ragione tu, cara Laura: preghiamo perché il Signore non ci privi di santi sacerdoti e perché nei seminari si faccia sempre un autentico discernimento e una vera formazione, umana e cristiana.



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