Le regole del gioco
Elisa Chiari

Rileggendo don Pino Puglisi

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«Credo a tutte le forme di studio di approfondimento e di protesta contro la mafia. La mafiosità si nutre di una cultura e la diffonde: la cultura dell’ illegalità. La cultura sottesa alla mafia è svendita del valore della dignità umana. E i discorsi, la diffusione di una cultura diversa, sono di grande importanza. Ma dobbiamo stare molto attenti che non ci si fermi alle proteste, ai cortei, alle denunce. Se ci si ferma a questo sono soltanto parole. Le parole vanno convalidate dai fatti».

«La vera forza in grado di vincere queste tendenze distruttive sgorga dalla fede. Questa però esige non solo un’ intima adesione personale, ma anche una coraggiosa testimonianza esteriore, che si esprime in una convinta condanna del male. Essa esige qui, nella vostra terra, una chiara riprovazione della cultura della mafia, che è una cultura di morte, profondamente disumana, antievangelica, nemica della dignità delle persone e della convivenza civile».

Così scriveva don Pino Puglisi, ucciso a Brancaccio il 15 settembre 1993, e aggiungeva: «Se ognuno di noi fa qualcosa allora si può fare molto».

Per ragionare dell'attualità del messaggio ha offerto spunti la cronaca recente
: nelle figure che hanno rischiato di minare la credibilità di tanto movimento antimafia serio finendo sotto inchiesta per aver predicato bene e razzolato male o malissimo, nelle processioni che con il pretesto della religione si sono fermate a rendere omaggio al boss di turno.

Ma forse è l'ultima frase quella su cui si deve meditare di più: ci dice tra le righe che la speranza del contrasto passa per il rispetto delle regole di molti, anche per non esporre l'eroismo di pochi.

Ci ricorda - lo diceva anche quando parlava del bisogno di proporre ai suoi ragazzi modelli diversi dalle scociatoie dei soldi facili - che è una questione di educazione che comincia nelle piccole cose: per esempio con lo spiegare a un figlio dove vanno i soldi del dvd contraffatto che vorrebbe acquistare per risparmiare, magari dopo aver aderito alla manifestazione antimafia della scuola. Per esempio facendo lo sforzo di domandarsi se abbia senso acquistare una borsetta finto griffata a prezzo stracciato su una spiaggia per poi commuoversi al ricordo dei martiri come don Puglisi.

Per questo non serve eroismo e neppure coraggio, basta l'esercizio quotidiano di una responsabilità piccola piccola. 



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