Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

«Preghiamo così: Padre nostro, rimetti a noi i debiti più di come noi li rimettiamo»

Pubblicità

A seguito delle lettere sugli adeguamenti in corso del Padre nostro, ho riflettuto sull’ immensa misericordia del Padre nostro, enorme rispetto alla nostra disponibilità verso i nostri debitori e quindi quando recito la preghiera chiedo al Padre di più, faccio appello a tutta la sua misericordia recitando: «Rimetti a noi i nostri debiti, più di come noi li rimettiamo ai nostri debitori».

ROBERTO CACCIA

Grazie, Roberto, per questa riflessione. Capisco il tuo ragionamento: la misericordia del Padre è infinitamente più grande della nostra, perciò il nostro perdono non potrà mai eguagliare quello di Dio. Perché allora Gesù ha sottomesso il perdono divino a quello nostro nei confronti degli altri? Da notare che questo è l’ unico aspetto ripreso dal Signore a conclusione della preghiera: «Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi» (Matteo 6,14-15). Il Catechismo, ai nn. 2838-2845, offre una bella spiegazione. Prima di tutto sottolinea che il flusso della misericordia divina «non può giungere al nostro cuore finché noi non abbiamo perdonato chi ci ha offeso». È una «cosa tremenda» perché il «come» che ci chiede Gesù è impossibile da realizzare, in quanto il Padre è, appunto, infinitamente più misericordioso di noi. Tuttavia, sottolinea il Catechismo, questo è impossibile «se si tratta di imitare il modello divino dall’ esterno».

La via che Gesù ci indica è, invece, «una partecipazione vitale, che scaturisce “dalla profondità del cuore”, alla Santità, alla Misericordia, all’ Amore del nostro Dio. Soltanto lo Spirito, che è la nostra Vita, può fare “nostri” i medesimi sentimenti che furono in Cristo Gesù». In altre parole, si tratta di accogliere il perdono, la misericordia di Dio, lasciandoci trasformare dal suo Spirito d’ amore così da perdonare i nostri fratelli, amando, anzi, perfino i nostri nemici. Come si legge ancora nel Catechismo, «non è in nostro potere non sentire più e dimenticare l’ offesa; ma il cuore che si offre allo Spirito Santo tramuta la ferita in compassione e purifica la memoria trasformando l’ offesa in intercessione».

(Foto di Rodolfo Clix / Pexels)



Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo