Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

«Papa Francesco, pensi meno ai migranti e più a noi anziani dimenticati»

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Papa Francesco venga a lavare i piedi, oltre ai carcerati e agli emigranti di colore, anche a noi vecchi ultraottantenni e novantenni, che siamo i veri emarginati di una società ipocrita che a parole è tutta per noi ma con i fatti ci considera passività e ci vuole morti.

È risaputo che noi vecchi siamo deboli di udito e di vista e non c’ è cura o rimedio che tenga perché si tratta di sensi deteriorati dall’ invecchiamento: ebbene, le scritture di libri, giornali, riviste (compresa Famiglia Cristiana che usa pure la raf•finatezza di scrivere a caratteri bianchi su fondo colorato chiaro), dei fogliettini delle avvertenze dei medicinali, le istruzioni di qualsiasi apparecchio, le iscrizioni sui prodotti e così via, sono talmente minuscole da risultare illeggibili per noi vecchi. La Tv poi, per noi, è ridotta ai tre o quattro canali muniti di sottotitolazione; la quale dovrebbe essere estesa, per legge, a tutti i canali di Stato e privati; dovrebbe essere sincronizzata all’ audio; a caratteri ben visibili e permanere il tempo necessario a leggerla.

Dove c’ è da vedere e da sentire, in poche parole, noi vecchi restiamo esclusi. Noi vecchi non ambiamo essere al centro del salotto e pontifi•care fra i giovani e gli anziani (ne avremmo le qualità e gioverebbe loro); ma nemmeno sappiamo rassegnarci a non essere compresi nelle nostre menomazioni – spesso soltanto •fisiche – e a essere emarginati pure dai mass media e dai mezzi di comunicazione e di svago.

ARMANDO LIBRINO

Caro Armando, capisco lo sfogo, ma non ha senso prendersela perché il Papa si preoccupa di carcerati e immigrati. Soprattutto perché un altro suo grande chiodo fisso sono proprio gli anziani. Tante volte ha denunciato la «cultura dello scarto» che li emargina, la «cultura del profitto» che insiste «nel far apparire i vecchi come un peso, una “zavorra”». Francesco ha pure accolto e abbracciato gli anziani in innumerevoli occasioni. Cito solo la visita a una casa di riposo durante il Giubileo, in uno dei cosiddetti “Venerdì della misericordia”. Circa le altre osservazioni, mi auguro che se ne tenga conto da parte di tutti. Lo faremo per quanto possibile anche sulla rivista.



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