Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 1° gennaio - Circoncisione del Signore

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Lettura del Vangelo secondo Luca (2,18-21)

In quel tempo. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’ era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’ angelo prima che fosse concepito nel grembo.

 

Dalla Parola alla vita

Si compie l’ ottava del Natale. La Chiesa per otto giorni ha celebrato il grande mistero dell’ incarnazione e oggi ci consegna la sintesi da non dimenticare.

1. «Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». La celebrazione del Natale è passata; a noi viene chiesto di custodirla nel nostro cuore come ha fatto Maria. Per noi è anche il primo giorno di un anno nuovo; certamente sarà un altro anno di grazia; non possiamo, cioè, dimenticare che il tempo è un dono di Dio. I doni non vanno buttati ma custoditi. Cosa significa «custodire»? La custodia è una operazione importante e delicata. Ci chiediamo: che ne farò del Natale che è appena trascorso? Che cosa ha significato e significa per me questo bambino? Come accoglierò il nuovo anno? A Natale ci è nato un bambino; ora va accolto, nutrito e bisogna trovargli un posto nella mia “casa”. Custodire il mistero di Gesù vuol dire aver cura della vita interiore; non mi devo fermare alla superficie delle cose e devo possedere un cuore capace di ospitare ogni giorno la gioia. Come ha fatto Maria.

2. «I pastori lodavano e glorificavano Dio per tutto quello che avevano visto e udito». La cosa sbalorditiva è che i pastori hanno visto ben poco: un bambino povero e accudito con amore da mamma e papà. Di bambini così è pieno il mondo. Mentre i pastori hanno visto questo spettacolo di semplicità e dolcezza, le loro orecchie hanno udito una rivelazione sconvolgente: questo bimbo rende presente l’ infinito mistero di Dio. «Vedere» e «udire» sono i verbi della fede. Noi rischiamo di fare della fede una operazione intellettuale: tengo per certe alcune verità che la ragione non comprende. Questo tipo di certezza non basta alla fede perché, così intesa, essa non riesce a “impastarsi” nella vita quotidiana. Credere significa imparare a vedere oltre i segni e ad ascoltare la voce dello Spirito. Per far questo bisogna essere poveri e semplici come i pastori. Hanno visto solo un bambino e hanno ascoltato una voce angelica che parlava di lui, cioè hanno visto un segno e ne hanno accolto la spiegazione. È quanto abbiamo fatto anche noi a Natale: i segni sono quelli della liturgia e le parole sono quelle del Vangelo; la fede che diventa quotidiana quando ogni giorno sappiamo vedere il segno del Natale e ascoltare la Parola che ce lo spiega.

3. «Gli misero nome Gesù». Questo nome, a noi caro, è annuncio di speranza e di promesse. Il bimbo che abbiamo accolto al suo nascere è il nostro Salvatore: non si è ancora svelato come Cristo e non è ancora esaltato alla destra del Padre come Signore, ma questa piccola umanità è Dio con noi, l’ Emmanuele. Sappiamo che questa presenza durerà fino alla fine del mondo. Oggi, festa della circoncisione di Gesù bambino, sappiamo che il Salvatore sta dalla nostra parte: è stato sottoposto agli usi religiosi del suo popolo per indicare che camminerà sempre al nostro fianco. Così possiamo vedere nel volto di ogni donna e di ogni uomo una nostra sorella e un nostro fratello e sarà ancora Natale.

Commento di don Luigi Galli
 



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