Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 5 febbraio - V dopo l’ Epifania

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (4,46-54)

In quel tempo. Il Signore Gesù andò di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’ acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafarnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’ , tuo figlio vive». Quell’ uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.
  

Dalla Parola alla vita

Giovanni ci accompagna anche questa domenica e ci fa scoprire altre “epifanie” di Gesù. Cana di Galilea è lo scenario anche del secondo segno compiuto da Gesù. La guarigione “a distanza” del figlio del funzionario regio di Cafarnao ci introduce più profondamente nella comprensione della figura e della missione di Gesù. Ci facciamo accompagnare dal Vangelo in tre passaggi.

1. «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». L’ approccio non è dei migliori: Gesù quasi rimprovera un padre che è venuto da lui a supplicarlo per il figlio morente. C’ è una sorta di contraddizione tra quanto dice Gesù e quanto poi opera: si lamenta che gli vengano chiesti miracoli e poi li fa. Perché Gesù si comporta in questo modo? Uno dei possibili motivi è quello di mostrare il tipo di fede che egli chiede: non dobbiamo cercare i miracoli per credere, quasi Gesù fosse una guaritore eccezionale; egli vuole l’ ascolto della sua Parola e la gioia che fa scegliere di rimanere con lui. Non esiste fede senza sequela quotidiana.
 

2. «Gesù gli rispose: “Va’ , tuo figlio vive!”». Il modo con cui Gesù opera questo segno è sorprendente: si tratta di un miracolo particolare; Gesù, infatti, non lo compie nel modo con cui gli è stato richiesto, ma sotto la forma della promessa: «Tuo figlio vive!». In questo modo ci viene indicato il percorso della fede. La fede cristiana non è frutto di un ragionamento convincente o di un evento sorprendente, ma nasce dall’ ascolto di quanto Gesù dice. C’ è una evidente sproporzione tra ciò che si vede e ciò che vien chiesto di credere; ogni credente sa che la fede conosce passaggi difficili in cui non c’ è che la promessa fatta da Gesù. La fede matura è quella che sa dire: «Avrei mille motivi per non credere, ma sulla tua parola, Signore, io accetto di costruire tutta la mia vita». I miracoli sono importanti, ma sono pochi e di portata limitata, e non bastano alla fede. Io ho bisogno di una fede che mi permetta di leggere anche il “silenzio di Dio” e di capire le infinite contraddizioni che la vita mi pone davanti. Noi siamo come i discepoli che, scendendo dal monte Tabor, non videro che «Gesù solo».

3. «Credette lui con tutta la sua famiglia». Il figlio è guarito per la fede del padre nella promessa di Gesù; i servi trovano il funzionario regio sulla via del ritorno. Dobbiamo pensare che egli non credette quando ha saputo del miracolo, ma quando ha ascoltato le parole di Gesù. Questo è un punto molto importante: la fede ci accompagna sempre alla speranza. Il credente crede perché spera in ciò che gli stato promesso e, proprio affidandosi a questa promessa, riesce a “leggere” i fatti, anche quelli più tragici, dove Dio tace. Spesso si pensa che una grazia ricevuta suscita la fede; può essere un percorso di fede, ma non è il più desiderabile e neppure il più diffuso. Se Dio c’ è perché fa quello che gli chiedo, cosa debbo dire quando questo non avviene e tutto, attorno a me, si rivolta contro? La fede non risponde a tutti i problemi, ma continua a porre domande.

Commento di don Luigi Galli



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