Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 12 marzo - II di Quaresima, della Samaritana

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (4,5-42)

In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’ era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunse una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’ acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’ acqua avrà di nuovo sete: ma chi berrà dell’ acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’ acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’ acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’ acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ha da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’ un l’ altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’ altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
  

Dalla Parola alla vita

Nel nostro cammino battesimale verso la Pasqua questa seconda domenica di Quaresima ha come segno sacramentale quello dell’ acqua che dona la vita che non muore. L’ acqua del Battesimo rappresenta sia la purificazione dal peccato sia la profonda unione con l’ evento pasquale di Gesù. Con lui siamo morti, con lui sepolti e con lui risorti. La Parola e i segni eucaristici ci prendono per mano e ci fanno rivivere l’ unione mistica con Gesù.

1. «Gesù, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo... Giunge una donna samaritana ad attingere acqua». La situazione di partenza è quella dell’ impotenza: l’ uomo desidera la salvezza, ma scopre che essa è… in fondo al pozzo. Il pozzo è profondo e l’ acqua non è a portata di mano: questa è la condizione dell’ uomo che cerca la salvezza e non la trova. Il dialogo di Gesù con la samaritana riprende tutti i passaggi della fede cristiana; essi sono tre: l’ attenzione, il desiderio della grazia, il cambiamento del cuore con il perdono. In qualche modo per noi rinnovare in modo adulto e cosciente la vicenda del nostro Battesimo vuol dire ripercorrere in questa Quaresima questi tre passaggi. La conversione quaresimale ci chiede di dedicare attenzione e tempo, nella preghiera e nel silenzio, all’ incontro personale con Gesù; il desiderio della grazia ci conduce alla celebrazione della Riconciliazione, «secondo Battesimo» che rinnova l’ evento misterioso che ci fa figli nel Figlio; l’ acqua donata da Gesù purifica il cuore e ridona la forza di vivere appieno la carità verso i fratelli.

2. «Chi berrà dell’ acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno». L’ acqua rende possibile la vita e dove manca l’ acqua tutto rischia di morire. Il simbolismo dell’ acqua è chiaro e richiama il senso stesso della vita cristiana. Gesù, parlando quasi per enigmi, conduce la Samaritana a chiedere l’ acqua misteriosa che sazia definitivamente la sete e salva la vita. Noi sappiamo che quest’ acqua è sgorgata dal cuore di Gesù aperto sulla croce e questo dono è lo Spirito Santo. Avere una coscienza battesimale significa avere la coscienza della propria santità; noi siamo tentati, seguendo il linguaggio comune, di pensare alla santità come all’ opera eroica della volontà umana: questo è profondamente sbagliato. Ogni cristiano è santo perché è abitato dallo Spirito Santo; dove giunge lo Spirito arriva la santità. La libertà umana può accogliere questo dono o rifiutarlo, ma non può meritarlo. Questo è il senso profondo del nostro Battesimo. Siamo venuti alla vita perché qualcuno ha creduto che vivere fosse una cosa bella; a questo dono ogni giorno siamo chiamati a rispondere di sì. Allo stesso modo la vita soprannaturale è giunta a noi con il dono del Battesimo, l’ evento più straordinario nella vita del credente, vero inizio dell’ eterno e indistruttibile rapporto con Gesù, sigillato dal dono dello Spirito Santo. Anche il Battesimo è dono che può essere accolto o rifiutato e la Liturgia ogni anno ci fa ripercorrere il cammino battesimale per ricordarci che esso è la nostra Pasqua, cioè il dono della vita che non muore.

Commento di don Luigi Galli



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