Rito romano
Monsignor Nunzio Galantino commenta il Rito romano

I Domenica di Quaresima (Anno A) - 5 Marzo 2017

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TORNIAMO NEL DESERTO QUARESIMALE

Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’ uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».

Matteo 4,1-11
  

È iniziato il tempo di Quaresima, che la Chiesa vive e ripropone come occasione per un paziente cammino formativo, per divenire maggiormente conformi a Gesù e al suo stile di vita.

Non si tratta tanto di programmare penitenze particolari, quanto piuttosto di cogliere un’ opportunità per crescere, sia umanamente sia come credenti. E per iniziare questo percorso, il primo ostacolo da superare è costituito dalle contraddizioni in cui spesso viviamo.

La parola di Dio oggi ci dà la possibilità di capire perché dentro di noi si scatenano tante contraddizioni: la lodevole generosità e l’ insopportabile egoismo; la voglia entusiasta di seguire il Signore e il testardo attaccamento alle nostre prospettive; ammirevoli virtù e insopportabili peccati.

IL SOSPETTO INIZIALE. Nella prima lettura, si narra l’ esperienza originaria del peccato dell’ essere umano. Un peccato cominciato con un sospetto: che Dio non ami poi tanto l’ uomo. Se non leggiamo integralmente il brano della Genesi oggi proposto, infatti, rischiamo di vedere l’ inizio della vicenda umana posto sotto il segno della proibizione di Dio e della frustrazione: «Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». Ma questa non è la prima espressione pronunciata da Dio; in realtà, poco prima si legge: «Il Signore diede questo comando all’ uomo: Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino». La proibizione, dunque, è ristretta a un ambito particolare, «l’ albero della conoscenza del bene e del male» (che simboleggia il desiderio dell’ immortalità e del dominio su ogni cosa).

All’ inizio della vita di ogni uomo, dunque, non sta la frustrazione, il proibito, ma un’ offerta generosa di tutti i frutti della vita. Non rendiamo certo un buon servizio a Dio e alla vita che egli ci ha donato se l’ unica nostra preoccupazione è quella di “evitare”, “rinunziare”, “proibire”. Il Signore ci ha chiamati a costruire, a vivere, a conquistare, a trasformare. Ma all’ interno di un confine preciso: non mangiare del frutto dell’ albero della conoscenza. A patto, cioè, che tutto questo nostro impegno non sia il frutto della pretesa di immortalità e non sia il frutto di una pretesa di dominio sugli altri e sulle cose.

CONFIDENZA IN DIO. Il Vangelo, invece, narra la storia della confidenza in Dio, della fiducia nelle sue promesse («sta scritto», afferma Gesù più volte). E il protagonista di questa fiducia nel Padre è proprio Gesù. Come lui, gli uomini e le donne che hanno fiducia in Dio continuano anche ad avere bisogno di pane, simbolo di tutti i bisogni. Ma la ricerca di questo pane non li abbrutisce, non li rende schiavi, non stravolge i loro valori, non fa ritenere normale la perdita della propria dignità, non giustifica gesti di sopraffazione.

Sta a noi, quindi, vivere la Quaresima come un dono, tempo favorevole per la nostra crescita.



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