Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 12 febbraio - VI dopo l’ Epifania

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Lettura del Vangelo secondo Matteo (12,9b-21)

In quel tempo. Il Signore Gesù andò nella sinagoga; ed ecco un uomo che aveva una mano paralizzata. Per accusarlo, domandarono a Gesù: «È lecito guarire in giorno di sabato?». Ed egli rispose loro: «Chi di voi, se possiede una pecora e questa, in giorno di sabato, cade in un fosso, non l’ afferra e la tira fuori? Ora, un uomo vale ben più di una pecora! Perciò è lecito in giorno di sabato fare del bene». E disse all’ uomo: «Tendi la tua mano». Egli la tese e quella ritornò sana come l’ altra. Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.
Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di lì. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciň che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerò alle nazioni la giustizia.
Non cointesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni.
  

Dalla Parola alla vita

In giorno di sabato si presenta a Gesù un uomo per essere guarito: non ci sono i tratti dell’ urgenza, per cui poteva benissimo chiedere la guarigione in un giorno diverso. Questo fatto innesca una pesante diatriba tra Gesù e i farisei, uomini pii e rigorosi osservanti della Legge. Il problema posto da questo episodio è decisivo per capire la novità di Gesù e della sua missione.

1. «Ecco il mio servo che io ho scelto». Matteo cita il profeta Isaia per dare una spiegazione al comportamento di Gesù: egli non è contro la Legge, ma ne svela il significato profondo; la Legge di Mosè serve solo a preparare la strada per accogliere la rivelazione definitiva del volto di Dio. Gesù rivela il volto autentico di suo Padre, Dio da sempre invocato dagli ebrei. Il Padre che Gesù svela è piegato per amore sulla miseria dell’ uomo e manda suo Figlio nella forma di servo per rendere manifesta a tutti la sua infinita misericordia. Dio non chiede nulla per sé ma, per grazia, fa doni agli uomini. La fede cerca sempre il volto di Dio: conoscere e amare le parole e i gesti di Gesù è la forma essenziale di questa ricerca. La giustizia che rende santi viene da Dio per grazia e non per la caparbia osservanza della Legge, perché essa, da sola, non può portare a salvezza.

2. «Un uomo vale ben più di una pecora!». Gesù risponde alla domanda dei farisei, che volevano impedire il miracolo in giorno di sabato, affrontandoli sul loro stesso terreno e proponendo un “caso”. I farisei, infatti, per essere sicuri di non trasgredire la Legge, la studiavano minuziosamente applicandola ai casi più disparati. Di fronte al “caso” proposto da Gesù noi non avremmo dubbi, solo perché siamo estranei alla legge sul sabato; ma, di fatto, ci sono tanti casi in cui rischiamo di comportarci come i farisei. Sperimentiamo spesso situazioni, ecclesiali e non, in cui la legge viene usata per legare, non per liberare. Gesù pone al centro del suo messaggio rivoluzionario e sconcertante la liberazione dell’ uomo dal male.

3. «I farisei tennero consiglio contro di lui per farlo morire». A noi i farisei sono istintivamente antipatici, in realtà erano persone profondamente religiose, dedite allo studio e alla pratica, precisa e puntuale, di tutte le prescrizioni della Legge; non è per cattiveria o sete di potere che tramano contro Gesù, ma perché erano convinti di rendere gloria a Dio obbedendo alla sua Legge. È un paradosso che può colpire anche noi. Il miracolo di Gesù in giorno di sabato ne è l’ emblema: si chiude la porta del cuore alla grazia della misericordia, pensando che essa ci possa raggiungere come risposta divina alle nostre osservanze. La tentazione è forte, perché affidandosi al “calcolo” («ho fatto tanto, quindi riceverò tanto») ci si sente più sicuri; così può succedere che il massimo di religiosità coincida con il minimo di fede. In questa visione “farisaica” il Vangelo non ha spazio. È un punto cruciale che merita, da parte di ognuno, un serio esame di coscienza, non su questa o quella azione, ma sul nostro atteggiamento profondo.

Commento di don Luigi Galli



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