Rito romano
Monsignor Nunzio Galantino commenta il Rito romano

IV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) - 29 gennaio 201V

Pubblicità

BEATI NOI, SE APRIREMO IL CUORE ALLA PAROLA

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati».

Matteo 5,1-12

  
Risuona ancora il pressante invito alla conversione di Gesù, presente nel Vangelo di domenica scorsa. Oggi, attraverso la proclamazione delle Beatitudini, vogliamo soffermarci sui contenuti concreti che devono caratterizzare la nostra conversione, rendendoci adeguati al Regno di Dio.

Tutto ciò è possibile se riusciamo a trasferire nella nostra vita il contenuto di tre espressioni, tratte dalle letture odierne. «Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero», dice il Signore al suo popolo Israele; «Non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili», ricorda Paolo alla comunità di Corinto; «Beati i poveri in spirito… di essi è il Regno dei cieli», è il centro delle Beatitudini che Gesù proclama.

Quando Dio guarda al suo popolo, ieri come oggi, è così che lo vuole e lo vede: un popolo umile e povero. Che non vuol dire un popolo stupido e privo d’ iniziativa, ma neppure un popolo disposto a tutto, anche a disfarsi del suo Dio e della sua Parola, pur di non perdere in “competitività”.

AL DI LÀ DELLE ETICHETTE. Oggi, dunque, la Chiesa tutta è chiamata a mettersi dinanzi al Signore per verificare se può riconoscersi, al di là delle etichette, come popolo “umile e povero”, come popolo delle Beatitudini.

Ma quale umiltà e quale povertà sono richieste oggi alla Chiesa e a ciascun credente per poter essere “popolo delle Beatitudini”? Forse, è l’ umiltà di riconoscersi “vasi rotti”, perché in lotta e tentati continuamente da una logica che non è quella del Vangelo. “Vasi rotti” che il Signore, a differenza della logica mondana, non butta via, ma riprende in mano per lavorarli e farli essere ancora contenitori di speranza e di gesti profetici. Profeti veri non sono gli arroganti e gli spiriti sazi, ma uomini e donne delle Beatitudini, che propongono un modo diverso di essere e stare nel mondo.

LA STRADA DELLA FELICITÀ. Quel «beati », rivolto a noi per ben nove volte da Gesù, è la strada per la felicità, tracciata da Dio per ogni uomo. Sì, perché “beati” vuol dire “felici”. Una felicità che si può raggiungere solo percorrendo i sentieri proposti da Gesù. Anzitutto il sentiero della povertà di spirito, cioè della disponibilità a fare spazio al Signore nei nostri progetti, facendoli dipendere da lui. Ma anche il sentiero delle lacrime di coloro che soffrono perché difendono la logica di Dio – quella delle Beatitudini – che è logica di giustizia, non di prepotenza o arroganza; che è logica di misericordia, non di (pre)giudizi e condanne pronunziati senza cuore né rispetto per gli altri; che è logica di responsabilità, non di tornaconto ed egoismo.

Davanti all’ annuncio delle Beatitudini potremmo anche essere assaliti dallo scoraggiamento, per i nostri limiti. Ma dobbiamo ricordare che l’ Eucaristia che celebriamo è conferma delle nostre speranze e sostegno alle nostre cadute.



Loading

Pubblicità