Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

Non solo cartellini: quei furbetti del biglietto sul treno

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Egr. don Rizzolo, scrivo riguardo alle virtù civili, piuttosto neglette ma il cui esercizio è la forma più diretta di carità che il cristiano esercita nei confronti della comunità. Mia moglie e io viaggiamo spesso nei giorni festivi su Trenord e abbiamo constatato che al massimo un terzo del personale viaggiante percorre il treno per il controllo dei biglietti, scende alle stazioni per verificare che non ci siano persone in difficoltà o si ricorda di aprire le toilette per chi ne avesse bisogno. Ieri sera, poi, abbiamo assistito a una discussione tra un addetto al controllo e un ragazzo italiano beccato senza biglietto. Lo sconcertante è stato che questi, oltre a non pagare, si rifiutava di dare le generalità, concedendo solo (bontà sua) di scendere alla fermata successiva. In un successivo colloquio col controllore ci è stato spiegato come l’ Amministrazione veda con fastidio quelli che come lui e pochi altri creano contrasti ai furbetti. Il motivo è semplice: si creano contenziosi e si devono pagare gli avvocati.

MARCELLO MUZZI

Caro Marcello, di sicuro l’ amministrazione ferroviaria farà tesoro delle tue osservazioni per migliorare il servizio. La tua lettera, però, ci invita a riscoprire alcune virtù civili, ma anche cristiane: il rispetto delle regole e soprattutto degli altri, l’ importanza di compiere con amore, o almeno con correttezza, il proprio lavoro, il dovere di pagare il biglietto. Purtroppo non bastano le pur necessarie sanzioni: è una questione di educazione, che parte dalla famiglia e riguarda la scuola e coloro che per primi dovrebbero dare il buon esempio: politici, amministratori, personaggi famosi. A me, poi, i “furbetti” danno solo fastidio. E si dovrebbero chiamare, piuttosto, ladri e approfiĀ€ttatori.



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