Rito romano
Fabio Rosini

Natale del Signore - 25 dicembre 2017

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LA PARTE MIGRANTE DEL NOSTRO CUORE

Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’ era posto nell’ alloggio.

Luca 2,1-14
  

Maria dà alla luce il suo primogenito, lo avvolge in fasce e lo pone in una mangiatoia, perché non c’ è posto per loro nell’ alloggio; e gli angeli annunziano ai pastori che questo è il segno del Messia.

Maria è costretta a una soluzione di fortuna, ma la fede viaggia così: quel che sembra incidente si svela provvidenza. Capiamo il segno: avvolto Gesù in fasce, e posto in una mangiatoia. Al di là di tutto, vediamo che Maria ha uno strumento di protezione, le fasce per accoglierlo: è organizzata.

Anche per noi è vitale avvolgere in fasce i doni di Dio, accudirli, proteggerli. La fede si custodisce, se non la fasciamo, la fede svilisce. Il nostro rapporto con Dio richiede cura.

Ma una volta coperto, lo “adagia” in una mangiatoia. Il verbo greco indica la posizione di chi mangia. Si mangiava sdraiati, i romani mangiavano su triclini, ma Gesù bambino è adagiato nella greppia degli animali. Una feroce contraddizione: il bambino è accudito, ma viene posto in luogo improprio. Una greppia non è luogo per neonati, è un ricettacolo di insetti, bave di animali, sporcizia. Il bambino è curato ma anche bistrattato, perché non c’ è alternativa. La sua vita sarà tutta così: il Cielo canterà per Lui ma un re lo perseguiterà, un giorno sarà acclamato e subito dopo condannato dalla stessa folla, sarà dichiarato re e poi messo in croce. La nostra fede ha sempre questi due aspetti insieme: il rifiuto e la gloria, la morte e la risurrezione, l’ intimità con Dio e l’ estraneità al mondo. La cura di Maria opera in contesto ostile.

Coloro che arriveranno hanno queste strane indicazioni: è curato, ma pur se adagiato come chi mangia, sta al posto del cibo.

La prima necessità di un neonato è di essere cresciuto e nutrito: questo bimbo invece è al posto dell’ alimento. Infatti sarà celebrato come pane: «Fate questo in memoria di me»; «il mio corpo è vero cibo».

L’ uomo, spesso schiavo dei suoi appetiti, ha bisogno di essere redento dal ritenersi una bocca da sfamare allo scoprirsi padre che sfama, fratello che cura, accoglie, disseta. Questo bimbo porta una vita nuova che è la redenzione dall’ appetito disordinato di Adamo. Da mangiatori compulsivi a pane che si dona.

GLI ELETTI DI DIO. Maria – emarginata dai coinquilini – è cercata dai pastori. Questi sono stati eletti: non padroni di greggi – va ricordato – ma poveri guardiani assoldati per vegliare di notte le pecore, una memoria di nomadismo. Nelle Scritture i principali eletti di Dio sono pastori: Abramo, Mosè, Davide. Tutti di indole nomadica. E Colui che da neonato non aveva posto, dirà da adulto: «Il fi‘glio dell’ uomo non ha dove posare il capo».

I guardiani sono la parte migrante del nostro cuore, quella inquieta, che veglia, che cerca qualcosa, aspetta Qualcuno, il Salvatore. L’ uomo è il pastore delle sue povere cose, e quando crede di arrivare in questo mondo in un luogo defi‘nitivo, si sbaglia sempre. Perché è un nomade.

È venuto il ‘figlio dell’ Uomo per svelarci la nostra duplice chiamata a diventare cibo e a stare in movimento. Verso il cielo.



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