Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

«Ma come dev'essere la confessione, se il sacerdote si irrita?»

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Caro direttore, ma come dev’ essere la confessione, che significato ha questo sacramento, definito della Penitenza e della Riconciliazione? Spesso i sacerdoti si irritano nell’ ascoltare da confessandi (saltuari, in questo caso, per la verità) frasi del tipo: «Tranne che ammazzare, gli altri peccati li ho fatti tutti!». Certo, il prete si aspetterebbe una spiegazione più dettagliata e contrita dei peccati commessi. Ma chi ha insegnato ai fedeli che la confessione non è che un’ elencazione dei propri peccati? No, mi spiace per quei buoni sacerdoti che si irritano di fronte a penitenti che vivono così la confessione. Io sto con il peccatore, che una Chiesa poco disponibile al cambiamento e all’ autocritica non ha saputo far maturare e crescere nella fede.

LUIGI MAGNANI

Papa Francesco, caro Luigi, ha sottolineato più volte il valore del sacramento della Penitenza o della Riconciliazione, di cui la Confessione dei peccati è solo una parte. Lui stesso ha dato l’ esempio accostandosi pubblicamente al confessionale. Ha addirittura istituito una giornata penitenziale chiamata “24 ore per il Signore”, che quest’ anno si celebra il 29 e 30 marzo. Il sussidio di quest’ anno, pubblicato dalle Edizioni San Paolo, è molto utile per scoprire o riscoprire il valore e il significato di questo sacramento. Accenno solo ad alcuni temi trattati nella prima parte: Perché devo confessarmi? Come prepararsi alla confessione? Come confessarsi? Cosa fare dopo la confessione?

C’ è un cammino ancora da fare, anche da parte dei preti. A loro il Papa ha dato più volte dei consigli pratici. Il 17 marzo 2017, rivolgendosi ai partecipanti a un corso organizzato dalla Penitenzieria apostolica, ha detto: «Il “buon confessore” è, innanzitutto, un vero amico di Gesù Buon Pastore. Senza questa amicizia, sarà ben difficile maturare quella paternità, così necessaria nel ministero della Riconciliazione. Essere amici di Gesù significa innanzitutto coltivare la preghiera... Un ministero della Riconciliazione “fasciato di preghiera” sarà riflesso credibile della misericordia di Dio ed eviterà quelle asprezze e incomprensioni che, talvolta, si potrebbero generare anche nell’ incontro sacramentale». Francesco ha poi specificato altre due caratteristiche del buon confessore: uomo dello Spirito, capace di quel discernimento che «educa lo sguardo e il cuore, permettendo quella delicatezza d’ animo tanto necessaria di fronte a chi ci apre il sacrario della propria coscienza per riceverne luce, pace e misericordia». Infine, il buon confessore sa rendere il confessionale un vero e proprio luogo di evangelizzazione: «Non c’ è, infatti, evangelizzazione più autentica che l’ incontro con il Dio della misericordia, con il Dio che è Misericordia».



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