Don Antonio risponde
Don Antonio Rizzolo

La Chiesa post-conciliare è sotto attacco?

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Gentilissimo direttore, è molto tempo che sono preoccupato dal modo con cui è stato recepito da molti fedeli il motu proprio di Benedetto XVI Summorum Pontificum. Si sta formando nella Chiesa una corrente che lo prende come un vessillo per denigrare il rito post-conciliare e auspicare il ritorno a una Chiesa preconciliare anche nella dottrina. Non è raro, infatti, trovare all’ interno di gruppi in Rete che sostengono la Messa in rito pre-conciliare commenti come questo alla notizia che a Cagliari nascerà la seconda chiesa in Italia dove si celebrerà solo con il vecchio rito: «Ma, allora, i vescovi italiani iniziano a convertirsi al cristianesimo?».

Possibile che la Cei e papa Francesco non si stiano rendendo conto che, nonostante le buone intenzioni di papa Benedetto, questo motu proprio, senza regole e limitazioni ben precise, rischia di favorire il diffondersi di un’ ideologia che potrebbe generare uno scisma?

SIMONE ALFONSI - Torino

Caro Simone, non darei troppo peso a gruppi che sanno usare bene Internet per diffondere le loro idee ma rappresentano comunque una minoranza, per quanto agguerrita e a tratti anche violenta nelle parole. In realtà nel motu proprio di Benedetto XVI ci sono già regole e limitazioni ben precise, che andrebbero semplicemente applicate. In particolare è scritto che non si tratta di due riti, ma di uno solo, e che il nuovo Messale promulgato da Paolo VI ne è la «forma ordinaria». Nessuno, perciò, può metterlo in dubbio o pensare che addirittura non sia “cristiano”.

Comunque, penso che il modo migliore per far fronte al problema sia vivere bene la liturgia secondo la riforma del Vaticano II. Questo richiede uno sforzo da parte di tutti, dei preti e dei fedeli. Un impegno di studio, di preparazione, di coinvolgimento magari mediante un gruppo liturgico parrocchiale. Così da comprendere e vivere appieno la liturgia, in particolare la Messa, nella sua bellezza e nella sua verità.



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