Votantonio
Francesco Anfossi

La canna del compagno Civati

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Come si fa a non prendere in simpatia il deputato della Repubblica Pippo Civati? Ha corso perfino per le elezioni a premier questo milanesone sgamato di origine brianzola, con la battuta sempre pronta, l’ aria scanzonata di chi è tornato dall'apericena o ha appena vinto un torneo di boccette al Giambellino. Il suo slogan elettorale, quando vooleva diventare premier, era “Ci Voti”. Capito il calembour? Ganzo no? Sono due anni che dice che esce dal Pd perché il partito non va abbastanza a sinistra e con Renzi si è trasformato in una ridotta autoritaria, ma è sempre lì, secondo noi non ne ha nessuna intenzione, si diverte troppo a far la spola tra Roma e i Navigli, a partecipare a Otto e mezzo della Gruber, a far dichiarazioni contro il Tiranno fiorentino, con quell’ aria finta ingenua, da fricchettone milanese in assemblea permanente della Statale degli anni '70 (anche se lui allora nemmeno era nato), sempre in vena di battute.  

Fa simpatia il compagno Pippo, anche quando scopri che il padre, cumenda con la fabrichetta, aveva un conto in Svizzera, che però allora si poteva e poi lui non ne sapeva nulla. L’ ultima che si è inventato è lo spinello in tasca. Proprio così, su Facebook si è messo in posa con una sigaretta di cannabis in mano. E ha spiegato anche perchè, l'epigono del sessantottismo alla milanese: "Se tenere in mano una canna serve a farne parlare e discutere, passatemene un'altra". Te capì il Pippo brianzolo? L’ Italia è in crisi, attraversata da problemi epocali, e lui pensa alle canne, perché il problema del Paese è la liberalizzazione delle droghe leggere. Mette in chiaro: "non la fumerò" ma "la terrò in tasca finché non ci sarà una legge sulla legalizzazione". "Non è un gioco, è una misura che vale la libertà - aggiunge - E anche miliardi di euro. Alla faccia degli ipocriti e dei conservatori di tutte le specie. Che non la piantano mai".

E ti par di sentire un motivetto di Stefano Rosso che andava forte sui juke box, in spiaggia, nei favolosi (si fa per dire) anni Settanta: “Che bello, due amici una chitarra e uno spinello, e tutto il resto che importanza ha…”. ”. Il Civati dimentica di dire che la cannabis ludica crea dipendenza, ti porta a droghe più pesanti, all'eroina e alla cocaina, ti mangia in neuroni del cervello, ti devasta la memoria e  la vita. Dai Pippo, ma sei fuori? Ma secondo me il Pippo scherza...

Ps: dopo la pubblicazione di questo post l'ufficio stampa di Civati ci segnala questo articolo a cura di Gabriele Guidi, sul sito dell'associazione "E' possibile" organizzatrice dell'evento "l'erba voglio", in cui Civati si è fatto fotografare con lo spinello. Da leggere, fino in fondo.

Come si fa a non prendere in simpatia il caporedattore di Famiglia Cristiana, Francesco Anfossi? Uno che scrive un articolo senza prendersi la briga di fare almeno (almeno) qualche ricerca riguardo a quello che sta scrivendo, non dico sulle riviste scientifiche, che ovviamente leggono solo gli scienziati e lui non rientra nella categoria, ma dico, nemmeno fare una googlata, una ricerchina su wikipedia ormai la fanno anche i bambini delle elementari … Ma vediamo nel dettaglio. La cannabis non provoca nessun tipo di dipendenza fisica (al contrario di tabacco e alcol, ad esempio), è ampiamente dimostrato, mentre la dipendenza psicologica dipende dal soggetto, come può avvenire ad esempio nel caso del gioco d’ azzardo (legale). A questo proposito consiglio al signor Anfossi la lettura della ricerca del professor Nutt e altri (tutti professori eh, mica giornalisti) pubblicata su Lancet, una delle riviste mediche più importanti al mondo, che nel 2007 ha classificato 20 sostanze psicotrope (comprese tabacco e alcol) secondo la loro pericolosità personale, anche per la dipendenza, e quella sociale. In questa ricerca, la cannabis è risultata essere agli ultimi posti, mentre l’ alcol e tabacco sono molto superiori, per dire: ma non credo che per questo Anfossi chiederà di vietare l’ utilizzo di vino durante la santa messa. Nel suo articolo su Famiglia Cristiana, Anfossi è riuscito persino a tirar fuori la teoria del passaggio, ormai completamente smentita da qualsiasi fonte un minimo, ma proprio un minimo competente. Sulla distruzione delle cellule cerebrali, capisco la difficoltà di (non) ricerca, perché soltanto attraverso una ricerca Google in inglese si possono trovare gli studi medici-scientifici che smentiscono questa tesi, e anzi sostengono che diminuendo la proliferazione cellulare la cannabis aiuta invece a combattere alcuni tipi di tumore, anche al cervello. Poi magari, andandosi ad informare ulteriormente, Anfossi avrebbe anche scoperto che la cannabis viene sempre più usata per la cura di sintomi di malattie più o meno gravi, dall’ insonnia (visto che comunque è meno tossica delle benzodiazepine), alla cura del glaucoma o al sollievo delle pene dovute alla chemioterapia o alla SLA. Ma capisco che questo sarebbe stato chiedere oggettivamente troppo, come cantava Zucchero “non c’ è più rispetto” neanche per la professione di giornalista, che si affida più alle credenze popolari (spesso false e indotte) che alla ricerca scientifica.
Gabriele Guidi

Simpatico Guidi, a proposito della tragedia del Mediterraneo di sabato scorso, leggo che il comandante del peschereccio responsabile della collisione che ha causato la morte dei 900 profughi stipati a bordo "beveva e fumava hashish mentre era al timone". Glielo spieghi lei al professor Nutt.
Francesco Anfossi



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