Votantonio
Francesco Anfossi

L'ombra dell'illegalità sul modello Riace di Mimmo Lucano

Pubblicità

Fatta salva la presunzione di innocenza. Quante volte ho iniziato un articolo con queste parole? Le adopero anche con Mimmo Lucano, il sindaco di Riace, il Comune alle falde dell’ Aspromonte divenuto simbolo dell’ accoglienza e dell’ integrazione in tutto il mondo, cui Beppe Fiorello ha dedicato una fiction che andrà in onda nel febbraio prossimo. Lucano è stato indagato dalla procura di Locri per truffa, concussione e abuso d’ ufficio. La Guardia di Finanza ha anche perquisito gli uffici del Comune e l’ abitazione privata del primo cittadino inserito nel 2016 dalla rivista Fortune tra i 50 uomini più influenti al mondo.I presunti illeciti sarebbero stati commessi da Lucano nella gestione dei progetti per l’ inserimento degli immigrati.

L’ accusa, in particolare, riguarderebbe i finanziamenti dello Stato e dell’ Unione Europea non «rendicontati a sufficienza e fatture delle spese sostenute nel 2014 non giustificate». E’ stato indagato anche  Fernando Antonio Capone, presidente dell’ associazione «Città futura don Pino Puglisi», la prima associazione sorta a Riace proprio per gestire i profughi. Non conosco le carte e l'inchiesta: i processi diranno se si tratta di accuse provate.

Dobbiamo dunque mettere una pietra tombale sul modello di integrazione Riace dopo una notizia che renderà felice tutti gli xenofobi del Paese e infonderà un profondo senso di amarezza in coloro che credono nell'integrazione? Il sindaco elogiato dalle associazioni umanitarie, dichiarato tra i potenti della Terra da Fortune, insignito di riconoscimenti in tutto il mondo, oggetto di una lettera di ringraziamento di papa Francesco per il suo impegno a favore degli ultimi, amico di Wim Wenders (che qui ha girato un documentario bellissimo  e ha detto davanti alla Merkel che il vero muro di Berlino è caduto a Riace, il muro dell’ ostilità), indagato per truffa. Datemi un pizzicotto.

Ho conosciuto Lucano, come tanti giornalisti venuti a constatare con i propri occhi un modello di integrazione originale e all’ avanguardia, atto a conciliare lo spopolamento dei borghi con la gestione dei flussi, e ho la certezza morale della sua innocenza, sono pronto a scommettere che uscirà immacolato da questa vicenda giudiziaria. Tra l’ altro non è la prima volta che succede. Ma anche se paradossalmente Lucano dovesse essere condannato, credo che il suo modello di integrazione sia destinato a perpetuarsi. Il seme ormai è stato seminato. Non è un caso che proprio in questi giorni siano uscite notizie su moltri altri Comuni che hanno proseguito un’ esperienza tanto semplice quanto complessa: utilizzare le vecchie case degli emigranti calabresi, partiti coi bastimenti per le Americhe o andati a lavorare nel Dopoguerra al Nord,  in Germania e Svizzera, per ospitare i migranti del ventesimo secolo e rivitalizzare così un borgo in via d’ estinzione, dando lavoro a chi era rimasto tra i (rari) giovani. Il modello Lucano andrà avanti anche senza Lucano.

 

 

 



Loading

Pubblicità