Rito romano
Monsignor Nunzio Galantino commenta il Rito romano

IV Domenica di Quaresima (Anno A) - 26 Marzo 2017

Pubblicità

SQUARCIA, SIGNORE, LE NOSTRE TENEBRE

«Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».

Giovanni 9,1-41
 

Anche in questa quarta domenica di Quaresima la liturgia mette al centro alcuni temi con significato battesimale: l’ elezione del consacrato (prima lettura) e il passaggio dalle tenebre alla luce, con l’ episodio del cieco nato (Vangelo).

Il racconto dell’ elezione di Davide vuole dirci che i criteri con i quali il Signore chiama e giudica non hanno niente a che fare con i nostri schemi interessati e, talvolta, ottusi.

Come ottusi erano gli schemi con i quali venivano giudicate le malattie dagli interlocutori di Gesù e anche dai discepoli: «Signore, chi ha peccato, lui o i suoi genitori?».

Di fronte a questa visione distorta, Gesù prendendo spunto dal comportamento dei suoi interlocutori, indica invece una strada nuova per stare nel mondo e per rapportarci tra noi.

L’ INCONTRO CON GESÙ. I tratti fondamentali di questo nuovo modo di vita possono essere sintetizzati proprio nella storia del cieco nato.

In lui, il passaggio dalla cecità alla luce avviene grazie all’ incontro con Gesù. Un cambiamento inaspettato e radicale della sua esistenza, proprio com’ era capitato alla samaritana. Ma va anche messo in rilievo l’ atteggiamento giusto con cui il cieco vive quest’ incontro di salvezza. Egli non si presenta gono di presunzione, come i farisei; ma senza infingimenti, non nascondendo la sua situazione di mendicante, marginalizzato dalla sua comunità. Probabilmente, di molti nostri peccati non riusciamo a liberarci proprio perché non li riconosciamo.

E poi il cieco si pone nei confronti di Gesù in un atteggiamento di piena fiducia, accettando di compiere due gesti proposti dal Maestro: si lascia spalmare il fango sugli occhi e va a lavarsi nella piscina di Siloe. La conversione è sempre frutto dell’ accoglienza di quanto il Signore fa in noi e per noi; è una “novità” di Dio che richiede, però, la nostra partecipazione attiva.

PASSARE ALLA LUCE. Oggi, anche noi veniamo chiamati a passare dalle tenebre alla luce, nell’ intimo del nostro spirito e nella concreta vita quotidiana. Se non vogliamo però che tutto ciò resti soltanto un pio desiderio, dobbiamo imparare a dare nomi precisi alle “tenebre” e alla “luce”.

Tenebra è il peccato riconosciuto, ma non ripudiato; tenebra è agire per pregiudizio, accomodarsi nella pigrizia o nelle opinioni dominanti; tenebra è la presunzione di essere degli “arrivati” e di non avere bisogno di nessuno.

Queste tenebre possono essere squarciate dall’ incontro con Gesù, che getta luce sulla nostra esistenza e può riconciliarci con una vita operosa, degna di essere vissuta e condivisa, proprio come quella intrapresa dal cieco nato dopo l’ incontro con Gesù. Approfittiamo, dunque, di questo tempo di Quaresima come opportunità per rinnovare la nostra disponibilità e il nostro impegno a una conversione autentica. La grazia di Dio per portare a compimento questo cammino non mancherà.



Loading

Pubblicità